NOVE COLLI DI PASSIONE

È la tappa che ricalca fedelmente il tracciato della più celebre gran fondo italiana, quella “Nove Colli” che è anche la più anziana tra queste manifestazioni e quest’anno festeggerà la 50a edizione. Sul percorso che tutti gli anni dal 1971 vede sfidarsi gli amatori stavolta saranno di scena i professionisti, impegnata in una tappaccia di collina che potrebbe fare più male del previsto. Tra un colle e l’altro, infatti, non ci saranno spazi per rifiatare e se qualche corridore di punta dovesse soffrire un momento d’affano potrebbe vedersi il gruppo sfuggirgli sotto il naso, irrimediabilmente.

Non ci sono solo gli appassionati di ciclismo che si limitano a guardare le corse alla televisione o sobbarcandosi lunge ore d’attesa a bordo strada. Ci sono anche gli appassionati più appassionati che amano salire in sella alle loro bici, magari dello stesso costoso modello di quelle utilizzate dai loro beniamini, e percorrere chilometri e chilometri sulle rotte dei campioni. È per loro che sono state inventate le “gran fondo”, gara nate come amatoriali e che col trascorrere delle stagioni sono state “contaminate” da sempre più elevati tassi d’agonismo, con cicloamatori che oggi si preparano con lo stesso scrupolo e le stesse metodologie dei professionisti, talvolta esagerando. È a loro che è dedicata questa frazione che andrà a ricalcare per filo e per segno il tracciato della “decana” di queste manifestazioni, organizzata per la prima volta nel 1971 e che, dunque, quest’anno giungerà al traguardo della 50a edizione, nel 2020 in programma il 24 maggio, vale a dire soli tre giorni dopo la tappa del Giro. Stiamo parlando della “Nove Colli”, competizione che prende ovviamente il nome dal numero di ascese che si dovranno affrontare nei suoi 205 Km, tutte a quote collinari ma talvolta dotate di pendenze rognose. Non è percorso da scalatori, considerata la brevità delle ascese e i 30 Km di pianura che si dovranno percorrere dopo l’ultimo colle per tornare a Cesenatico, e lo sapeva bene anche Marco Pantani che, intervistato dalla rivista Cicloturismo nel 1995, disse che non avrebbe avuto grandi possibilità se un giorno si fosse trovato ad affrontare una versione professionistica della Nove Colli. Non si poteva dargli torto, ma sarà sbagliatissimo prendere sottogamba un tracciato che, tra un colle e l’altro, presenterà una fase centrale di 120 Km nella quale non s’incontrerà mai un momento per tirare il fiato. E se la bagarre dovesse scoppiare dalle parti del Barbotto (il colle dotato delle pendenze più cattive) o su una delle ascese successive, qualche grosso nome potrebbe pagare e tanto, anche perché i big rimasti davanti cercheranno di menare più duro possibile affinchè il suo distacco possa lievitare. E così anche questa tappa trabocchetto potrebbe far scattare alla perfezione le sue tenaglie e incastrarvi irrimediabilmente le speranze di ambire alla possibilità di giocarsi la vittoria finale nel 103° Giro d’Italia.
Lasciata Cesenatico si pedalerà sul velluto della pianura nei primi 26 Km, transitando per le campagne a nord di Cesena e andando a terminare questa prima porzione di gara alle porte di Forlimpopoli, la romana Forum Livii Popilii nel cui centro troneggia la rocca detta albornoziana in ricordo di chi ne ordinò l’edificazione, il cardinale spagnolo Egidio Albornoz. È già ora d’intraprendere le strade dei colli e affrontare la prima nelle nove ascese della gran fondo romagnola, caratterizzata da una prima rampa di 2.5 Km al 5.6% che termina in corrispondenza del centro di Bertinoro e da una successiva di eguale lunghezza al 4.2% per raggiungere il borgo di Polenta, principalmente conosciuto per la sua pieve intitolata a San Donato, alla quale Carducci dedicò una sua poesia e che fu cara anche all’indimenticato “signor Mapei” Giorgio Squinzi, che la scelse per le sue nozze. Planati a Fratta Terme inizierà un altro tratto tranquillo di questa frazione, uno degli ultimi, nel corso del quale si sfiorerà il borgo di Meldola, dominato da una rocca risalente al X secolo, prima di dirigersi verso i piedi del colle successivo, come il precedente caratterizzato da due rampe. La meta è il piccolo borgo di Pieve di Rivoschio, al quale si giunge dopo aver affrontato prima 4 Km di strada inclinata al 6.3% e poi, dopo una lunga contropendenza in discesa, un dentello finale di 800 metri al 7.2%. Si scenderà ora nella valle del Borello per entrare nella fase più complicata della “Nove Colli”, introdotta dalla salita verso il borgo di Ciola, 6.3 Km al 6.1% che fanno da aperitivo a uno dei colli più temuti dagli amatori, il Barbotto. Prima di affrontarlo si dovrà fare una capatina nella valle del Savio, terra d’origine della famiglia Pantani (nonno Sotero era originario della vicina Sarsina), dove si attraverserà il centro di Mercato Saraceno, nel cui territorio ricade l’interessante Pieve di Monte Sorbo, risalente all’epoca bizantina. Il “babau” si esaurisce nel volgere di 4 Km e mezzo, che salgono all’8.2% di pendenza media e strappano violentemente nei 500 metri conclusivi, un muretto dove la pendenza arriva fin al 18% e lungo il quale si racconta che al Giro del 1973 salirono le imprecazioni di un corridore che cadde nell’affrontarlo. La prossima meta sarà ben conosciuta dal gruppo perché nel corso della discesa dal Barbotto si toccherà Sogliano al Rubicone, centro che gli estimatori del buon cibo frequentano perché terra di produzione del prelibato “formaggio di fossa” e che fin dal 2013 è puntualmente sede d’arrivo della seconda tappa della “Settimana Internazionale di Coppi e Bartali”, traguardo che lo scorso anno vide transitare per primo lo scalatore spagnolo Mikel Landa. Si viaggerà ora in direzione del quinto e del sesto dei “Nove Colli”, che sono quasi un’unica ascesa, con l’intermedio spartiacque di una brevissima discesa. La prima parte è la più impegnativa ed è quella che i cicloamatori conoscono come Monte Tiffi (2 Km all’8%, massima del 16%), dal nome del borgo che sorge in vetta e al cui culmine si trova l’antica abbazia benedettina di San Leonardo, costruita nel XI secolo. Decisamente più pedalabili sono i successivi 7.6 Km che al 5.1% di media salgono a Perticara, certamente non “sulfurei” come un tempo, invece, era l’aria che si respirava in questo borgo per la presenza della più grande miniera di zolfo d’Europa, chiusa nel 1964 e oggi sede del museo Sulphur. Lo scenario delle prossime pedalate sarà la Valmarecchia, dove la “Nove Colli” propone la sua Cima Coppi ai 790 metri della Madonna di Pugliano che, per ovvie ragioni, è la più lunga delle ascese della gran fondo, anche se non certo tra le più difficili (9 Km al 5.9%). Sfiorata proprio in vetta la liberty Villa Battelli (oggi Villa Labor, attrezzata come albergo) ci si volgerà nuovamente verso la valle del fiume Marecchia lambendo lungo la discesa il pittoresco borgo di San Leo, sul cui profilo si staglia il soprastante forte che ha avuto tra i suoi ospiti più celebri il famigerato Conte di Cagliostro, qui incarcerato a vita per eresia dal 1791 alla morte (1795), e la star di Hollywood Bruce Willis, che nel 1991 vi girò le scene finali del film d’azione “Hudson Hawk – Il mago del furto”.
Siamo oramai agli sgoccioli di questa frazione che ora andrà ad affrontare gli ultimi due colli, il primo dei quali è il Passo delle Siepi, pedalabile nelle pendenze (4.3 Km al 4.8%) e separato da quasi 16 Km di strada priva di particolari insidie dal successivo Gorolo. Qui le pendenze tornaro a mordere perché, nel contesto dei suoi 4 Km al 6%, la strada “batte in testa” fino al 17% mentre si procede verso lo scollinamento, situato in prossima del borgo di San Giovanni in Galilea, tra i più antichi della zona, dotato del suo bel castello d’ordinanza la cui costruzione fu terminata nel XVI secolo su spinta del condottiero Sigismondo II Malatesta.
I “nove colli” finiscono e le difficoltà pure, anche se in realtà c’è ancora da superare un subdolo decimo strappo, un colle non colle che sull’altimetria neanche si vede, uno sputo di centinaia di metri secchi e ripidi per attraversare il borgo di Borghi prima di riprendere la scorrevole discesa che rigetterà la corsa in pianura. Scorrevole per l’appunto e, come detto, se a questo punto il gruppo si sarà spaccato chi si troverà davanti avrà terreno agevole per accelerare ancor di più e far lievitare non solo i distacchi ma anche il mito della Nove Colli, che si appresterà a celebrare la sua cinquantesima volta con il sapore del Giro ancora sulla pelle.

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

I VALICHI DELLA TAPPA

Valico di Collinello (305 metri). Valicato dalla SP 83 “Polenta”, vi si transita salendo da Bertinoro a Polenta.

Sella delle Connelle (486 metri). Valicata dalla SP 68 “Voltre” tra Pian di Spino e Cigno, coincide con il bivio sottostante la località di Pieve di Rivoschio.

Sella Pieve di Rivoschio (457 metri). Coincide con l’omonima località.

Valico di Ciola (545 metri). Quotato 565 metri sulle carte del Giro 2020 e valicato dalla SP 53 “Mercato-Linaro” tra Linaro e Mercato Saraceno, coincide con l’omonima località.

Valico del Barbotto (515 metri). Coincide con il bivio situato a nord dell’omonima località, dal quale transita la SP11 “Sogliano” tra gli abitati di Barbotto e Rontagnano; inoltre vi confluisce la SP12 “Barbotto”, che sale da Mercato Saraceno e dalla quale proverranno i corridori. Quotata 507 metri sulla carte del Giro 2020, questa salita è stato finora inserita tre volte nel percorso del Giro d’Italia e ha visto transitare in testa Nino Defilippis nella Ravenna – San Marino del 1964 (vinta dall’elvetico Rolf Maurer), Eddy Merckx nel corso della Lido delle Nazioni – Carpegna del 1973 (vinta dallo stesso corridore) e infine l’elvetico Rubens Bertogliati nel 2010, quando si disputò la Porto Recanati – Cesenatico, terminata con il successo di Manuel Belletti.

Passo delle Croci (574 metri). Vi transita la SP11 “Sogliano” tra Rontagnano e Montegelli.

Sella di Sogliano (351 metri). Coincide con l’abitato di Sogliano al Rubicone. Quotata 336 metri sulle cartine del Giro 2020, raggiunta da un altro versante è stata valida come GPM al Giro del 2004, quando vi è scollinato in testa Emanuele Sella, che poi s’impose sul traguardo della Porto Sant’Elpidio – Cesena.

Valico della Perticara (655 metri). Coincide con l’omonima frazione di Novafeltria ed è quotata 662 metri sulle carte del Giro 2020. È stato tre volte GPM al Giro, nel 1954, nel 2008 e nel 2010. Il primo passaggio avvenne nel corso della tappa Firenze – Cesenatico, vinta allo sprint da Pietro Giudici dopo che sul Perticara era scollinato per primo…. Primo Volpi. Nel 2008 è stato Alessandro Bertolini a conquistare il traguardo GPM durante la Urbania – Cesena che poi lo vide vincitore. L’ultimo a iscrivere il suo nome nel ristretto albo d’oro di questa salita è stato il tedesco Sebastian Lang, nella pocanzi citata frazione che si corse tra Porto Recanati e Cesenatico nel 2010.

Sella di Botticella (655 metri). Vi transita la SP8 “Santagatese” all’inizio della discesa che da Perticara conduce a Novafeltria. Coincide con il bivio per Sant’Agata Feltria.

Sella dei Quattoventi (550 metri). Valicata dalla SP 22 “Leontina” nel corso della discesa che dalla Madonna di Pugliano conduce a Secchiano. Coincide con il bivio per San Leo ed è quotata 578 metri sulle carte del Giro 2020.

Passo delle Siepi (434 metri). Chiamato anche Passo del Grillo e quotato 414 metri sulle cartine del Giro 2020, è valicato dalla SP 30 tra Secchiano e Ponte Uso. Nel 2004 è stato inserito nel percorso della tappa Porto Sant’Elpidio – Cesena, vinta da Emanuele Sella, ma non era valido come traguardo GPM.

Passo del Gorolo (318 metri). Valicato dalla SP 11 “Sogliano” tra Sogliano al Rubicone e Borghi.

Nota

Il testo di riferimento è “Valichi stradali d’Italia” di Georges Rossini (editore Ediciclo).

FOTOGALLERY

Forlimpopoli, Rocca Albornoziana

Polenta, Pieve di San Donato

Rocca di Meldola

Mercato Saraceno, Pieve di Monte Sorbo (tripadvisor.com)

Mercato Saraceno, Pieve di Monte Sorbo (tripadvisor.com)

Scritte inneggianti ai corridori del Giro sul tratto più ripido del Barbotto

Abbazia di Montetiffi

Perticara, ex miniera di zolfo

Madonna di Pugliano, ex Villa Battelli

Il forte di San Leo in fiamme: così appare nel film “Hudson Hawk - Il mago del furto“ (www.davinotti.com)

Il forte di San Leo in fiamme: così appare nel film “Hudson Hawk - Il mago del furto“ (www.davinotti.com)

San Giovanni in Galilea

La partenza di un’edizione della Nove Colli dal Porto Canale di Cesenatico e, in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2020 (www.michaelhotels.com)

La partenza di un’edizione della Nove Colli dal Porto Canale di Cesenatico e, in trasparenza, l’altimetria della dodicesima tappa del Giro 2020 (www.michaelhotels.com)