TRA LE GRINFIE DEL GARGANO

Caratteristica del Giro 2020 sarà la massiccia presenza di tappe trabocchetto, frazioni bastarde nelle quali si può perdere la corsa rosa in un amen malgrado non presentino altimetrie da “urlo”. Ne sono state previste quattro e la prima fra queste vedrà i “girini” pedalare tra gli incantevoli scenari naturali del Gargano, panorami che non si avrà certo il tempo per ammirare. Gli ultimi 70 Km particolarmente tortuosi, infatti, costringeranno massima attenzione da parte dei corridori e il muretto finale tra le campagne di Vieste potrebbe far male a più d’uno.

Saranno tra le cifre identificative della 103a edizione del Giro d’Italia. Stiamo parlando delle tappe trabocchetto, frazioni insidiose nelle quali si corre il rischio di giocarsi le possibilità di vittoria finale al Giro nonostante non siano classificabili d’alta montagna. Solitamente se ne incontrano una o due al massimo ma quest’anno gli organizzatori hanno scialato in tal senso e ne hanno disegnate ben quattro di queste delicate tappe, dove occorrerà elevate dosi d’attenzione per evitare di lasciar per strada l’occasione di imporsi in classifica: la prima sarà questa del Gargano, poi s’incontreranno la tappa dei muri del teramano, quella tracciata sulle rotte della Nove Colli e, infine, la più dura tra queste quattro, quella di San Daniele del Friuli. La tappa in questione presenterà due volti ben distinti, con i primi 100 Km definiti dalla “scioglievolezza” della pianura e della strada litoranea mentre i restanti 70 saranno strutturati nel susseguirsi delle tortuosità della penisola garganica, introdotte dalla lunga ma non difficile salita verso Monte Sant’Angelo. L’ipotesi più probabile è che oggi vada in porto la fuga da lontano, come accadde nel 2017 nella non distante Peschici, al termine di una tappa che percorreva le stesse strade e che vide imporsi lo spagnolo Gorka Izagirre mentre protagonista sfortunato di quella frazione fu Valerio Conti che, mentre si trovava in testa al gruppetto in fuga, cadde nell’affrontare un tornante all’ultimo chilometro e vide lì sfurmarsi tutte le possibilità di vittoria, sfortuna che sarà ripagata lo scorso anno con la conquista della maglia rosa nella tappa che terminava a San Giovanni Rotondo, sempre da queste parti. Tra i big non dovrebbero esserci grosse sorprese – ma, ripetiamo, questa è tappa trabocchetto – e, nel caso la fuga si spenga prima del finale, potrebbe esserci uno sprint ristretto in quel di Vieste con la possibilità di vedere qualche grosso nome sgomitare per arraffare qualche secondo d’abbuono: in caso di volata un corridore che potrebbe far bene è Sagan, anche perché nel palmares ha diverse classiche del nord e il circuito finale presenta una salita breve ma ripida che ricorda certi strappi che s’incontrano nei meandri delle colline fiamminghe.
La bandierina dal via sarà abbassata in quel di Giovinazzo e poi si punterà filanti verso Molfetta, tra i cui monumenti principali spiccano i due duomi, quello romanico di San Corrado e quello barocco dell’Assunta. Ancor più spettacolare è la cattedrale della vicina Trani, tra le più ammirate della regione, innalzata utilizzando un particolare tipo di tufo calcareo originario della zona e per questo motivo noto con il semplice nome di “pietra di Trani”. La Corsa Rosa farà poi visita a Barletta, che non è soltanto la città della celebre disfida, ma che fu teatro anche della storica battaglia di Canne, combattuta durante la Seconda Guerra Punica tra l’esercito della Repubblica Romana e quello cartaginese comandato da Annibale, che ottenne una “schiacciante” vittoria: se gli studiosi non sono mai riusciti a derimere definitivamente la questione sul luogo dove si svolse fisicamente il combattimento, gli appassionati di storia e archeologia possono “consolarsi” visitando i resti dell’antica Canne, centro sorto tra il VI e il IV secolo a.C. e situato nell’immediato entroterra, ad una decina di chilometri da Barletta.
Si giungerà quindi a Margherita di Savoia, centro conosciuto per la presenza delle saline più estese d’Europa, area umida preservata da una riserva naturale istituita nel 1977 e ai cui margini si staglia il Capannone Nervi, magazzino del sale così chiamato perché progettato da Pier Luigi Nervi (l’ingegnere celebre per aver disegnato il Grattacielo Pirelli di Milano e l’Aula delle Udienze Pontificie in Vaticano) e che sarà destinato a ospitare una sezione del già esistente Museo del Sale.
Seguirà un lunghissimo tratto da pedalare lontano dai centri abitati e con l’unica, costante compagnia dell’Adriatico, che in questo tratto bagna le spiagge del Tavoliere, la più vasta pianura d’Italia dopo di quella padana, in epoca preistorica fondale marino. Sempre più vicina al gruppo si farà la penisola del Gargano, ai cui piedi si giungerà al passaggio da Manfredonia, comune che deriva il nome da quello dell’ultimo sovrano svevo del Regno di Sicilia, Manfredi, che nel XIII secolo fondò questo centro impreziosito da monumenti di notevole pregio come l’Abbazia di San Leonardo in Lama Volara e la basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto, realizzata sul luogo dove in precedenza si trovava una scomparsa chiesa paleocristiana, i cui resti sono oggi sormontati da una struttura metallica realizzata dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e che ne riproduce le fattezze.
Usciti da Manfredonia ci sarà un ultimo scampolo di pianura prima d’intraprendere la lunga salita – poco meno di 10 Km al 6.2% – verso Monte Sant’Angelo, antica capitale religiosa del Gargano che vedeva i pellegrini diretti fin dal VI secolo al Santuario di San Michele Arcangelo, consacrato nel 493 d.C. nel luogo dove era apparso l’Arcangelo Michele e tappa di un itinerario di fede che lo collegava alla Sacra di San Michele in Piemonte e alla celebre abbazia francese di Mont-Saint-Michel. È stato anche set cinematografico questo centro appollaiato su uno sperone del Gargano, quando nel 1972 fu scelto da Lucio Fulci per girare gran parte di “Non si sevizia un paperino”, thriller considerato come il capolavoro del regista romano e che trattava lo scottante tema della violenza sui minori.
I “girini” dovranno ora riprendere la strada verso il mare, che ritroveranno al termine di una discesa di circa 12 Km movimentata da una dozzina di tornanti. Stavolta, però, non troverà ad attenderli una strada litoranea comoda come quella percorsa in precedenza, perché il tracciato di gara d’ora in avanti andrà ad assecondare l’andamento tortuoso della costa proponendo una serie di saliscendi, che inizieranno dopo il passaggio da Mattinata, località balneare che più volte si è vista assegnare il riconoscimento della “Bandiera Blu” e che è nota anche con l’appellativo di “città delle orchidee spontanee” per la presenza di ben 54 specie di questo fiore, alcune delle quale esclusive di questo luogo. Sfiorata l’incantevole Baia della Zagare, dalle cui acque emergono i faraglioni dell’“Arco di Diomede” e delle “Forbici”, il percorso tornerà a puntare verso il cielo con la salita della Coppa Santa Tecla, discretamente impegnativa nei primi 3 Km (media del 6.3%) e nettamente più pedalabile nel tratto finale di una salita che nel complesso è lunga 8 Km e presenta una pendenza media di poco inferiore al 4%. Da Santa Tecla si transitò anche nella citata tappa del 2017, ma poi si percorreva in discesa un versante diverso, più veloce rispetto a quello, più tortuoso e spettacolare, che quest’anno farà planare la corsa su Pugnochiuso, incantevole località presso la quale si trova l’omonima torre costiera, i cui lavori di costruzione iniziarono nel 1568 e che fu per lungo tempo utilizzata come faro. Riprenderanno immediatamente i “mangia e bevi” con lo strappo di 500 metri all’8% di Portopiatto e quello successivo di 700 metri al 5.6% con il quale si andrà a doppiare la Testa del Gargano, massima estremità orientale della penisola, dove si trova un’altra antica torre costiera, questa intitolata a San Felice. Un altro acuminato dentello – 300 metri al 7% – anticiperà l’ingresso del gruppo in Vieste, che sarà raggiunta costeggiando la spiaggia del Pizzomunno, svettante faraglione che emerge dall’acqua del mare ma che si può comodamente toccare con mano dal bagnasciuga. Non si andrà subito al traguardo perché prima si dovrà superare l’esame “Saragat”, affrontando la salita che percorrere l’omonima via, 1000 metri al 9% che mettertanno in fila indiana il gruppo non solo per le sue inclinazioni ma anche per la sede stradale stretta. Superato questo scoglio mancheranno poco più di 8 Km al traguardo, ma a quel punto non sarà ancora finita perché, iniziato il circuito finale, ci sarà un ulteriore esame sull’infida rampa viestana e il rischio d’esser bocciati sarà dietro l’angolo…

Mauro Facoltosi

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il porto di Giovinazzo

Molfetta, Duomo di San Corrado

Trani, Cattedrale di San Nicola

Barletta, area archeologica di Canne della Battaglia

Margherita di Savoia, Magazzino Nervi

Manfredonia, basilica romanica di Santa Maria Maggiore di Siponto

In salita verso Monte Sant’Angelo

Monte Sant’Angelo, Santuario di San Michele Arcangelo

Scena di “Non si sevizia un paperino” girata a Monte Sant’Angelo (www.davinotti.com) src="https://www.davinotti.com/images/fbfiles/images49/paperik18.jpg" width="424" height="180" />

Scena di “Non si sevizia un paperino” girata a Monte Sant’Angelo (www.davinotti.com)

Baia delle Zagare

La Torre San Felice presso la Testa del Gargano

Il Pizzomunno di Vieste e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2020 (viaggianza.com)

Il Pizzomunno di Vieste e, in trasparenza, l’altimetria della nona tappa del Giro 2020 (viaggianza.com)