LE INSIDIE DEL BALATON

Il Giro saluta l’Ungheria con un’altra tappa destinata all’arrivo allo sprint, ma che potrebbe rivelarsi più problematica del previsto a causa dell’ambiente nel quale si gareggerà. L’intera frazione si disputerà nella regione del Balaton, una zona dove non è infrequente nei mesi primaverili trovarsi a fare i conti con il vento, variabile che spesso dà filo da torcere al gruppo, spezzandolo in più tronconi: se non si sarà più che abili tra i ventagli che potrebbero verificarsi, qualche grosso nome rischierà di trovarsi al termine di questa tappa già con un pesante fardello sulle spalle.

È la tappa altimetricamente più facile della tre giorni ungherese quella con la quale il Giro saluterà la terra magiara, tanti i chilometri da percorrere – 204 per la precisione – e poche le insidie altimetriche, che oggi avranno l’aspetto d’un paio di zampellotti collocati lontano dal traguardo. Ma la frazione che terminerà a Nagykanizsa non sarà per questo priva d’insidie e, anzi, ne proporrà una grossa che potrebbe complicare la corsa di qualche pretendente alla maglia rosa finale: il vento. La tappa si snoderà, infatti, nella regione del Balaton, il lago più vasto dell’Europa orientale, che si estende per quasi 600 Km quadrati e il cui bacino nei mesi primaverili è spesso attraversato da folate che talvolta raggiungono velocità sensibili e che potrebbero causare in seno al gruppo i famigerati “ventagli”, le fratture che spezzettano in tanti tronconi il plotone e nelle quali si possono perdere anche parecchi minuti. Spesso queste situazioni di gara sono risolte spendendo parecchie energie – che quest’oggi potrebbero rivelarsi preziose per le squadre che puntano alla vittoria con il loro velocista – ma in passato è capitato anche a campioni blasonati di non riuscire a ricucire e, anzi, di vedersi centuplicato il distacco accusato, come capitò per esempio all’ex campione del mondo Alejandro Valverde nella piattissima tappa di Saint-Amand-Montrond al Tour del 2013, che lo vide accusare al traguardo un passivo di quasi 10 minuti.
Il via di questa tappa apparentemente tranquilla sarà dato da Székesfehérvár, centro il cui nome fa intrecciare la lingua agli stranieri ma che gli ungheresi sanno pronunciare benissimo, anche perché si tratta di una delle città storiche della nazione, che fino al 1526 ospitò nella cattedrale di Santo Stefano le incoronazioni dei sovrani ungheresi. Percorsi i primi 30 Km in piano i corridori giungeranno alle porte della stazione balneare di Balatonalmádi dove andranno incontro al più impegnativo tra gli “zampellotti” che movimentano un po’ l’altimetria nelle fasi iniziali, 700 metri al 6,6% di pendenza media superati i quali la strada procederà in lieve falsopiano verso Veszprém, cittadina che è stata proclamata capita europea della cultura per il 2023 (l’unica altra cittadina ungherese che s’è fregiata di tale titolo è stata Pécs nel 2010) e che vanta legami con l’Italia attraverso la figura del cardinale Branda Castiglioni, che ne fu vescovo dal 1412 al 1424 e mecenate del celebre pittore umbro Masolino da Panicale, il quale nel palazzo che l’arcivescovo possedeva nel suo paese natale (Castiglione Olona, in provincia di Varese) dipinse proprio una veduta di Veszprém, rimasta nella storia dell’arte per esser stato il primo caso in Italia d’affresco di un paesaggio a sé stante, senza raffigurazioni di personaggi appartenenti alla sfera della religione o della mitologia. Si lascerà quindi la bassa collina di Veszprém – i suoi 267 metri rappresenteranno il “tetto” di questa tappa – per planare dolcemente verso le rive del Balaton, che s’incontrerà in uno dei tratti più pittoreschi del “mare magiaro”, verso il quale si protende la penisola di Tihany, che il gruppo attraverserà dopo aver toccato la località di villeggiatura di Balatonfüred, conosciuta non solo per le sue terme ma anche per la sua rinomata clinica cardiologica, che ha avuto tra i suoi pazienti il poeta bengalese Rabindranath Tagore, Premio Nobel per la letteratura nel 1913. Nel cuore della piccola penisola i “girini” andranno a effettuare anche l’ultimo tratto di vera salita previsto da questa frazione, meno ripido ma più lungo del precedente (1.3 Km al 4.5%), che terminerà in corrispondenza dell’abbazia benedettina di Tihany, la cui fondazione risale al 1055.
Lasciate le sponde del Balaton il percorso della terza frazione andrà a transitare ai piedi dell’Hegyestű, interessante collina alta 337 metri in passato sfruttata per l’estrazione del basalto, attività che da una parte ne ha modificato l’originario aspetto conico, ma dall’altra ha portato alla luce del sole la sua particolare struttura interna, risalente all’epoca nella quale questo colle era un vulcano attivo. Si punterà quindi su Tapolca, cittadina sotto alla quale si estendono per 3 Km grotte lacustri che si possono visitare a bordo di piccole imbarcazioni e le cui acque sono utilizzate per la cura delle malattie respiratorie.
È giunta l’ora di tornare in riva al Balaton per l’ultimo tratto disegnato a diretto contatto con le sue acque, che si concluderà con il passaggio da Keszthely, località il cui nome significa “castello” (e, infatti, qui non manca uno spettacolare maniero, costruito dai conti Festetics tra il 1745 e il 1880) e che il nome l’ha dato alla “cultura di Keszthely”, fiorita dopo la caduta dell’impero romano d’occidente attorno al villaggio di Gorsium – Herculia, la cui area archelogica si trova nei pressi della località dalla quale è partita questa frazione, Székesfehérvár.
Lasciato un Balaton se ne inconterà un altro perché, quando mancheranno una quarantina di chilometri dalla conclusione, il gruppo percorrerà la strada che taglia nel mezzo il Kis-Balaton (Piccolo Balaton), specchio d’acqua un tempo appartenente al bacino principale e in seguito separatosi a causa della sedimentazione del corso del fiume Zala: questo biotopo è incluso dal 1997 nel parco nazionale del Balaton ed è interessante anche per la presenza di una riserva di bufali, introdotti in quest’area nel 1800 dai conti Festetics e rinfoltitasi dopo la creazione dell’area protetta che ha portato nel giro di vent’anni il loro numero da 16 a 200 capi.
E, come animali imbufaliti che sentono l’afrore della preda oramai vicina, con l’approssimarsi del traguardo di Nagykanizsa i velocisti in gruppo cominceranno a scalpitare e a puntare voraci verso un approdo particolarmente adatto ai lori mezzi.
Poi tutti in aereo, alla volta dell’Italia.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Székesfehérvár, Cattedrale di Santo Stefano

Uno scorcio del centro storico di Veszprém

La penisola di Tihany vista da Balatonfüred

Abbazia di Tihany

L’Hegyestű

Le grotte lacustri di Tapolca (tripadvisor.com)

Le grotte lacustri di Tapolca (tripadvisor.com)

Keszthely, Castello Festetics

La strada che attraversa il “Piccolo Balaton”, sulla quale transiterà il gruppo diretto a Nagykanizsa

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Mandria di bufali all’interno della riserva naturale creata presso il Piccolo Balaton (www.bfnp.hu)

Nagykanizsa, piazza e monumento dedicati a Ferenc Deák, il politico ungherese noto con il soprannome di “savio della patria”

Il lago Balaton e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2020 (termalfurdok.com)

Il lago Balaton e, in trasparenza, l’altimetria della terza tappa del Giro 2020 (termalfurdok.com)