PIANEVOLISSIMEVOLMENTE SULL’ONDA DEI RICORDI

Ancora una giornata di pianura al Giro 2019, una delle ultimissime occasioni per tirare il fiato prima che inizino le grandi frazioni alpine. Oggi a mitigare la noia ci penseranno i ricordi, quelli che ci riporteranno con la mente al ricordo dell’indimenticato Fausto Coppi nel centenario della sua nascita.

Un’altra tappa di sconfinata pianura, tanta pianura, molta più di quella affrontata il giorno precedente perché questa tappa sarà lunga quasi 70 Km in più rispetto a quella terminata a Modena. Stavolta a mitigare la “noia” ci penseranno i ricordi che si succederanno come le ciligie che una tirano l’altra perché questo sarà il giorno della celebrazione del mito di Fausto Coppi, arrivando nella sua Novi Ligure nell’anno del centenario della nascita del “Campionissimo”. Si tratta di un anniversario che non arriverà da solo poiché strada facendo ci sarà il tempo di ricordare anche Gianni Brera – pure lui un classe 1919 – mentre il giorno successivo si farà memoria della più celebre impresa coppiana, quella che l’asso piemontese mise a segno nella Cuneo-Pinerolo del Giro di 70 anni fa. Per il resto – distanza a parte – non ci saranno sostanziali differenze con la tappa disputata ventiquattrore prima e, dunque, medesime saranno le insidie che proporrà il tracciato, le varie ed eventuali che rispondono al nome di cadute e vento. Per molti dei velocisti al via questa sarà l’ultima occasione poiché dal giorno successivo inizieranno le Alpi e per loro rimarrà poi solo un’altra opportunità, sempre che ci si arrivi a giocarsela…
Oggi si comincerà a pedalare sul porfido della bellissima Piazza dei Martiri di Carpi, sulla quale prospettano i principali monumenti della cittadina emiliana che darà il via all’11a tappa del Giro 2019, il complesso del Castello dei Pio e la basilica di Santa Maria Assunta. Nei primi 21 Km si attraversarà la pianura padana in direzione della Via Emilia, storico asse viario della regione sul quale il gruppo rimarrà per quasi una novantina di chilometri, affrontando un percorso che – salvo qualche piccola variazione di rotta – procederà costantemente in linea retta e attraversando all’inizio di questo tratto la città di Reggio Emilia, cara all’Italia per aver tenuto a “battesimo” il Tricolore e al Giro poiché reggiano d’adozione era il nizzardo di nascita Armando Cougnet, il caporedattore della sezione ciclismo della Gazzetta dello Sport che nell’estate del 1908 fu tra i padri fondatori della Corsa Rosa, la cui prima edizione si disputò l’anno successivo – ecco un altro anniversario che cade nel 2019, il 110° genetliaco del Giro – e che lui diresse fino al 1946, quando lasciò il “timone” a Vincenzo Torriani.
Seguitando a percorrere la strada intitolata al console romano Marco Emilio Lepido, che ne promosse la costruzione tra il 189 a.C. e il 187 a.C. per collegare Ariminun (Rimini) a Placentia (Piacenza), si raggiungerà quindi a Parma, vera e propria capitale gastronomica della regione, che permette di gustarne le eccellenze culinarie e abbinare i piaceri della gola a quelli della vista dei suoi più celebri monumenti, dal Duomo al Battistero, dalla Basilica di Santa Maria della Steccata al Palazzo della Pilotta, vero e proprio “scrigno” all’interno del quale si trovano, tra gli altri “gioielli”, la Galleria Nazionale di Parma e il Teatro Farnese, che era il teatro di corte dei duchi di Parma e Piacenza.
Incrociato il percorso del Taro, il percorso toccherà Fidenza e anche qua l’appassionato d’arte ha l’opportunità di una sosta per ammirarne il Duomo di San Donnino mentre gli estimatori della musica classica possono farne la base per un’escursione nelle vicine Terre Verdiane, non essendo distanti Busseto e Roncole, dove Giuseppe Verdi nacque il 10 ottobre del 1813. Chi predilige il benessere del corpo può, invece, compiere la deviazione verso le terme di Salsomaggiore mentre per chi preferisce ritemprare l’anima con un’altra breve disgressione dal tracciato di gara si può approdare all’Abbazia di Chiaravalle della Colomba, monastero cistercense fondato l’11 aprile del 1136 dal monaco francese Bernard de Fontaine, noto in Italia come San Bernardo di Chiaravalle dal nome dell’altra abbazia (Clairvaux) che aveva fondato in Francia undici anni prima.
Entrati in provincia di Piacenza, la prossima meta del gruppo sarà Fiorenzuola d’Arda, cittadina nota agli appassionati di ciclismo per la “Sei Giorni delle Rose”, competizione che si disputa annualmente dal 1998, nel mese di luglio, sulla pista del velodromo intitolato ad Attilio Pavesi (1910 – 2011), corridore nativo della vicina Caorso che non ottenne particolari risultati da professionista mentre da dilettante sarà il primo italiano a conquistare la medaglia d’oro alle Olimpiadi nel ciclismo su strada, conseguita il 4 agosto 1932 a Santa Monica durante la rassegna olimpica disputata a Los Angeles.
All’altro capo della Via Emilia i “girini” attraverseranno infine la “Primogenita”, come fu sopprannominata Piacenza dopo il 1848, poichè in quell’anno fu la prima città italiana a votare con un plebiscito per l’annessione al Regno d’Italia, primo tassello della futura unificazione nazionale sancito nella cittadina che ha il suo cuore nella centralissima Piazza Cavalli, nome che fa riferimento alla presenza delle due statue equestri dei duchI Alessandro e Ranuccio I Farnese, da sempre monumento simbolo di Piacenza.
Lasciata la Via Emilia non cambierà molto l’assetto planimetrico della tappa, che ora sfilerà lungo la rettilinea strada statale “Padana Inferiore” in direzione di Castel San Giovanni, dove il tracciato affronterà una brusca deviazione da questa “strada maestra” per entrare in Lombardia effettuando un “arco” che supererà due volte il corso del Po a cavallo del passaggio da San Zenone Po dove si andrà a rendere omaggio a Gianni Brera, il celebre giornalista nativo di questo centro della pianura pavese che è forse più conosciuto in ambito calcistico ma che si occupò anche di ciclismo, quando nel 1949 fu inviato dalla Gazzetta a seguire sul campo il Tour de France, il primo dei due vinti da Fausto Coppi, un successo tale dal punto di vista giornalistico al punto che, al rientro in Italia, gli sarà offerta la condirezione della “Rosea”.
Si rientrerà quindi sul “binario” della Padana Inferiore alle porte dell’Oltrepò Pavese, terra nota per i suoi spumanti, per molti anni utilizzati durante le premiazioni al Giro d’Italia, che proprio tra quelle colline fece disputare nel 1991 una delle tappe a cronometro più massacranti della storia della Corsa Rosa, 66 difficili chilometri con pochissima pianura che videro imporsi in quel di Casteggio Franco Chioccioli, quell’anno in rosa dalla seconda tappa in Sardegna sino all’approdo finale di Milano, a parte l’interregno del francese Boyer dopo la tappa di Sorrento. Attraversata Stradella, cittadina mondialmente conosciuta per la produzione di fisarmoniche (è possibile visitarne un museo appositamente dedicato, inaugurato nel 1999 alla presenza del cantautore Paolo Conte, noto agli appassionati di ciclismo per aver composto nel 1979 una canzone dedicata a Gino Bartali), si attraverseranno Broni – vi abita Evgenij Berzin, primo russo a vincere il Giro nel 1994 – e quindi la citata Casteggio, dove inizieranno gli ultimi 49 Km di gara, che coincidono con un abbondante tratto della Milano-Sanremo. È una porzione della parte iniziale della “Classicissima” quella che si percorrerà nella fase finale di questa tappa, quella che a marzo traghetta il gruppo dalle ancora nebbiose lande milanesi ai piedi della prima difficoltà altimetrica della gara, il Passo del Turchino. È una strada, dunque, che buona parte del gruppo conosce a menadito e che, sfiorato l’Ossario Bell’Italia di Montebello della Battaglia – memoriale del combattimento che qui avvenne il 9 giugno del 1800, episodio della Guerra della Seconda Coalizione che vide contrapposti l’esercito della Prima Repubblica Francese e quello austriaco – prima di lasciare la Lombardia per il Piemonte attraverserà il centro di Voghera, la patria dello stereotipo della “casalinga italiana”, definizione coniata negli anni ’60 dal saggista vogherese Alberto Arbasino: pur non essendo una persona fisica reale, è paradossalmente lei la cittadina più illustre di un centro che offre ai turisti diverse architetture religiose di pregio, alle quali tira la volata per “anzianità” il Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana, chiesa romanica che nel 1956 è stata eletta edificio di rappresentanza dello specifico ordine dell’esercito italiano.
Entrata in territorio piemontese la carovana rosa sarà quindi accolta in quel di Pontecurone, il paese natale di San Luigi Orione, il sacerdote principalmente ricordato per aver fondato nel 1903 l’istituto della Piccola opera della Divina Provvidenza e le cui spoglie riposano nel santuario della Madonna della Guardia, la cui costruzione fu iniziata nel 1931 proprio su iniziativa di Don Orione nella vicina Tortona, prossima meta dei “girini”. La corsa giungerà così nelle terre coppiane proprio nel centro dove il 2 gennaio del 1960 si concluse la parabola terrena del Campionissimo e, ricordando le parole con le quali lo salutò sulle pagine del Corriere della Sera l’indomani, il “grande airone” dischiuse le ali spiccando il volo verso un’altra dimensione. Ed anche il tracciato di gara, a questo punto, quasi ne imiterà quel gesto poiché la strada – fin qui un biliardo perfetto – pur non perdendo i connotati della pianura prenderà lievemente a decollare guadagnando, però, solo un centinaio di metri negli ultimi 20 Km che conduranno dritti al penultimo appuntamento con lo sprint, proprio a due passi dalla villa dove Coppi visse la sua tormentata storia d’amore con Giulia Occhini, la “Dama Bianca”.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Carpi, Piazza dei Martiri e il Castello dei Pio

Il municipio di Reggio Emilia al cui interno sventolò per la prima volta la bandiera tricolore il 7 gennaio 1797

Parma, Basilica di Santa Maria della Steccata

Fidenza, cattedrale di San Donnino

Abbazia di Chiaravalle della Colomba

Fiorenzuola d’Arda, velodromo Attilio Pavesi

Piacenza, le statue equestri di Piazza dei Cavalli

Il ponte sul Po all’uscita di San Zenone al Po, il paese natale di Gianni Brera. Sullo sfondo le prime propaggini dell’Oltrepò Pavese verso le quali si dirigeranno i “girini”

Montebello della Battaglia, Ossario Bell’Italia

Voghera, Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana

Tortona, Santuario di Nostra Signora della Guardia

La villa di Fausto Coppi a Novi Ligure (sport.sky.it)

La villa di Fausto Coppi a Novi Ligure (sport.sky.it)

 Fausto Coppi, e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2019 (Agenzia Farabola)

Fausto Coppi, e, in trasparenza, l’altimetria dell’undicesima tappa del Giro 2019 (Agenzia Farabola)