CASTELLANIA – OROPA: LA PIANURA E IL TOTEM

Ci sono luoghi sul pianeta Terra che gli appassionati di ciclismo hanno eletto a “totem”, veri e propri simboli della storia dello sport del pedale. Uno di questi svetta sopra la città di Biella: è il santuario di Oropa dove il 30 maggio del 1999 Marco Pantani scrisse una delle più belle pagine di ciclismo e dove 6 anni prima aveva corso il rischio d’affondare l’apparentemente indistruttibile Indurain. Nell’anno della sua centesima edizione il Giro tornerà su quelle strade, al termine di una frazione che unirà il ricordo del “Pirata” a quello del “Campionissimo”.

Sembra quasi un totem che si erge maestoso dalla pianura la salita che s’innalza al termine della prima frazione alpina del Giro numero 100. Anzi, un totem lo è per davvero perché ci sono luoghi “sacri” per l’appassionato di ciclismo, tavolta profani come la sconnessa stradina della Foresta dell’Arenberg o lo Stelvio, talaltra realmente divini come la Madonna del Ghisallo o la cappelletta che sorge in vetta al muro di Grammont. A quest’ultima categoria appartiene Oropa e non solo per il suo santuario, entrata di diritto in questa lista per quanto vi avvenne il 30 maggio del 1999. Prima di tale data l’ascesa sopra Biella era celebre solo per aver visto in crisi – per la prima volta nella storia – un campione che pareva indistruttibile come Miguel Indurain che, sotto i colpi inferti dal russo Ugrumov, nella penultima tappa del Giro del 1993 perse 36 secondi, salvando comunque la maglia rosa per poco meno di un minuto. È con questo ricordo che la corsa rosa si approcciò al santuario piemontese 6 anni dopo, ignara d’andare in contro ad una delle pagine di ciclismo più belle della storia di questo sport, scaturicata da un episodio negativo, una foratura proprio ai piedi dell’ascesa finale, che Marco Pantani riuscì a ribaltare a suo favore e a trasformare in una cavalcata trionfale, letteralmente “saccagnando” gli avversari che si erano ritrovati in testa alla corsa e che pensavano che il “Pirata” avrebbe quel giorno perso terreno e quella maglia rosa che aveva ripreso il giorno prima a Borgo San Dalmazzo dopo aver perso nella crono di Ancona le insegne del primato che aveva conquistato sul Gran Sasso d’Italia. Quel che successe pochi giorni dopo a Madonna di Campiglio e negli anni successivi non farà altro che “consacrare” ancor più questo luogo alla memoria dello scalatore di Cesenatico e, anche per questo motivo, ci sarà sicuramente grande attesa per questa tappa, nonostante l’ascesa finale non sia certo delle più “pepate” e totalmente “sciapo” sarà il resto del percorso, costantemente tracciato sui binari della pianura e poco consistente anche nel chilometraggio poiché a fine giornata si saranno percorsi soli 131 Km. Sarà questa, inoltre, l’occasione per ricordare anche un altro grande campione poichè si renderà tributo pure a Fausto Coppi partendo da Castellania, il piccolo paesello natale del Campionissimo, abbarbicato sui colli del tortonese a 400 metri di quota e oggi abitato da meno di 100 persone che ne fanno il terzo comune meno popolato dalla provincia di Alessandria.
Dopo il via dal piazzale antistante il cimitero nel quale riposano le spoglie di Fausto e del fratello Serse la tappa partirà in discesa ma nulla potrà accadere nei primi 10 Km, perché quel tratto sarà percorso fuori gara, nel corso della consueta marcia d’avvicinamento alla partenza ufficiale – il famoso “chilometro zero” – che sarà data sulla piana sottostante, in direzione di Tortona. Toccata nuovamente la cittadina che aveva ospitato la corsa poche ore prima, il tracciato tirerà dritto in direzione della Lomellina, rientrando sul suolo lombardo dopo aver superato – per l’unica volta in questa edizione del Giro – il corso del fiume Po. A partire da questo momento il paesaggio delle risaie sarà per parecchi chilometri una presenza costante del percorso che, varcato il più lungo fiume d’Italia, per prima cosa attraverserà Pieve del Cairo, presso il quale si trova il Castello Beccaria, uno dei più grandi della provincia di Pavia, salito alla ribalta qualche anno fa per una presunta presenza di fantasmi. La corsa giungerà poi sulle strade di Mede, nel cui centro si trova la più antica riseria della Lomellina, il Mulino di San Rocco, costruito nel XVIII secolo da un gruppo di frati che vivevano in un convento poco distante. Pedalando tra le campagne si giungerà quindi a Sartirana Lomellina, dove si trova un altro interessante castello, che appartenne ai Duchi di Sartirana, promotori dello sviluppo della coltivazione del riso in queste terre grazie alla costruzione di un canale artificiale che vi condusse le acque del fiume Sesia. Sfiorato il centro di Cozzo – anche lui con il suo bel maniero, che nel 1499 ospitò nientemeno che il re francese Luigi XII – si tornerà a pedalare sulle strade del Piemonte, diretti a Vercelli, città celebre non soltanto per le sue emergenze monumentali (su tutte segnaliamo la basilica di Sant’Andrea e il Museo Francesco Borgogna, principale pinacoteca della regione) ma anche in quanto sede della Pro Vercelli, uno dei più antichi club sportivi d’Italia, fondato nel 1887 come società di ginnastica e dal 1902 presente nel calcio con una formazione che ha militato per sei stagioni in serie A e per dodici in serie B.
Imboccata la statale per Biella, il lungo serpente della carovana giungerà quindi a Quinto Vercellese dove s’incontra l’ennesimo castello di questa tappa, quello che appartenne inizialmente ai Conti di Biandrate, che nel 1170 lo cederanno alla famiglia degli Avogadro, proprietaria del maniero per oltre 700 anni, fino al 1922.
Passato il 100° km di gara la pianura lascerà il posto al falsopiano di una ventina di chilometri che, puntando costantemente verso l’alto senza assumere mai le caratteristiche di salita, “deporrà” il gruppo ai piedi dell’ascesa finale, alla quale si giungerà dopo aver costeggiato la “Baraggia”, area caratterizzata da fitte brughiere alternate a vaste praterie, un contesto ambientale protetto da una riserva naturale e che in certi aspetti ricorda la savana. Al termine di questo tratto si attraverserà il “Piano”, la parte bassa della città di Biella che – come quella di Bergamo che accoglierà il Giro l’indomani – ha una doppia anima e quella più antica sta in alto, sulla collina del Piazzo, con l’aspetto tipico dei borghi medioevali, il cui cuore è rappresentato da Piazza della Cisterna, sede del municipio sino alla seconda metà del XIX secolo. Inizieranno qui gli ultimi 12 Km di gara, che – per quanto ricordato all’inizio – sono un vero e proprio concentrato di emozioni e adrenalina, pur non avendo la consistenza della salita durissima, essendo abbastanza “normale” la pendenza media, che risulta essere del 6,2%, mentre il picco massimo si attesta al 13%. Costeggiati i confini del Parco della Burcina (conosciuto in particolare per la fioritura dei rododendri, che ha inizio proprio nelle settimane del Giro), si abbandonerà temporaneamente la statale d’accesso al santuario per imboccare il vecchio tracciato che attraversa la frazione di Favaro, dove s’incontrerà una breve porzione di strada pavimentata in porfido, poco più di 200 metri di pavè all’ingresso dei quali terminerà il tratto a maggior pendenza dell’ascesa, più o meno nel punto dove cominciò a scricchiolare la corazzata di Indurain nel 1993. Si ritroverà poi la strada “maestra” negli ultimi 4,2 Km che ricondurranno sul porfido, quello sul quale si pedalerà nelle ultime centinaia di metri, sul piazzale dolcemente salente verso il santuario dove, fin dal Trecento si venera la statua della Madonna Nera. Un pavè dai cui solchi sono sgorgate pagine di storia sportiva e di emozioni. Emozioni forti.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo Coppi (369 metri). È stato ufficialmente battezzato con questo nome il valico posto alle porte di Castellania, esattamente all’altezza del bivio sotto l’abitato, dove la SP 135 “Serravalle-Carezzano” si incontra con la SP 130 “della Valle Ossona”. Verrà toccato dai corridori durante il tratto di trasferimento verso il “chilometro zero”. Al Giro del 2010, durante la tappa Novara – Novi Ligure vinta dal francese Jérôme Pineau, il passaggio dal Passo Coppi è stato considerato valido come GPM, conquistato dal tedesco Paul Voss.

Sella del Cascinotto (327 metri). Valicata dalla SP 134 “Spineto – Villalvernia” tra Carezzano Superiore e Paderna. Attraversata durante il tratto di trasferimento verso il “chilometro zero”.

Selletta di Paderna (262 metri). Valicata dalla SP 134 “Spineto – Villalvernia” tra Paderna e Spineto Scrivia. Attraversata durante il tratto di trasferimento verso il “chilometro zero”.

Sella di Favaro (758 metri). Si trova quasi al centro dell’omonimo abitato, toccato dal vecchio tracciato della strada che sale a Oropa.

FOTOGALLERY

Castellania, casa natale di Fausto Coppi

Il ponte della Strada Provinciale 211 con il quale il gruppo supererà il corso del Fiume Po

Pieve del Cairo, Castello Beccaria

Mede, Mulino di San Rocco

Sartirana Lomellina, Castello dei Duchi di Sartirana

Castello di Cozzo

Vercelli, Basilica di Sant’Andrea

Quinto Vercellese, Castello degli Avogadro

Il tipico paesaggio delle baragge biellesi

Biella, Piazza della Cisterna

Rododendri in fiore nel Parco della Burcina

Il santuario di Oropa visto dal rettilineo d’arrivo e in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2017 (Google Street View)

Il santuario di Oropa visto dal rettilineo d’arrivo e in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2017 (Google Street View)