CEFALÙ – ETNA: IL DIO VULCANO E IL GIORNO DELLA SAPIENZA

Al Giro non si era mai vista una tappa di montagna così impegnativa appena al quarto giorno di gara. Accadrà il 9 maggio 2017 quando la corsa rosa salirà sulle pendici dell’Etna, a dire il vero non particolarmente “salate” ma comunque dotate di pendenze che diranno la loro, alla luce dei quasi 50 Km d’ascesa complessiva prevista in questa frazione ed anche della precedente giornata di riposo, momento che diversi corridori soffrono più delle stesse difficoltà altimetriche. Chi non si sarà schierato al via del Giro al top della condizione dovrà fin d’ora prepararsi a un lungo e dispendioso inseguimento.

Il grande re d’Israele Salomone chiese il dono della sapienza e Dio gliela elargì in abbondanza. Il pagano dio Vulcano farà altrettanto, destinatari i “girini” e gli appassionati che seguiranno le sorti del Giro 2017: sul far della sera del 9 maggio avremo la sapienza, alle soglie dell’omonimo rifugio, di chi non potrà vincere la centesima edizione della corsa rosa. È la solita frase che si sente e risente tutte le volte che una corsa a tappe affronta la prima grande salita, ma stavolta i contorni della risposta saranno più netti e decisi perché, pur non essendo estrema, la quarta frazione del Giro sarà decisamente atipica per gli standard tipici della prima settimana di un grande Giro. È già successo in passato che al quarto giorno di gara ci fosse una tappa di montagna (Corno alle Scale 2004, Montevergine 2007, San Martino di Castrozza 2009) ma le salite in programma non erano particolarmente lunghe e selettive, e se c’erano tratti ripidi questi erano limitati nella loro “estensione”. Anche la Cefalù – Etna non offrirà inclinazioni particolarmente accese ma, ecco dove sta il problema principale di questa tappa, a fine giornata si saranno percorsi, conteggiando solo le due ascese principali, 50 Km di salita dei quali 17 lungo la salita finale: dunque, chi vorrà vincere il Giro dovrà presentarsi al via da Alghero con la condizione al top perché quest’anno non ci sarà il tempo di maturarla strada facendo e raggiungerla sul finire della prima settimana, dove solitamente si andavano a collocare i primi momenti forti. Un altro problema di non poco conto, poi, sarà rappresentato dal giorno di riposo che il gruppo osserverà per compiere con tutta calma la trasferta dalla Sardegna alla Sicilia, sosta forzata che diversi corridori patiscono perché interviene a spezzare il ritmo di gara consolidatosi nei primi giorni e che qualcuno talvolta fatica a ritrovare, soprattutto se si riparte a tutta o se sono previste difficoltà altimetriche in partenza. Fortunatamente non è il caso di questa frazione, che decollerà con una sessantina di chilometri pianeggianti dopo aver lasciato il raduno di partenza di Cefalù, una delle località balneari più rinomate della Sicilia, forte anche di un monumento “griffato” UNESCO, la bizantina basilica cattedrale della Trasfigurazione, duomo nel quale nel 1972 si sposarono per finzione Lando Buzzanca e Catherine Spaak nel film “La schiava io ce l’ho e tu no”. Il tratto iniziale pianeggiante si snoderà interamente sulla SS 113 “Settentrionale Sicula”, il cui tracciato ricalca in gran parte quell’antica strada consolare Valeria, fatta realizzare dal generale romano Marco Valerio Levino dopo il 202 a.C. per collegare Messina a Lilibeo (l’odierna Marsala) costeggiando il Tirreno. Toccato il centro di Santo Stefano di Camastra, noto per la produzione di ceramiche, si giungerà alle porte di Sant’Agata di Militello (contrariamente a quanto si legge su alcuni siti, non è il paese natale di Pippo Baudo, invece originario di Militello in Val di Catania) dove si abbandonerà la costa per andare a superare la fetta più consistente del dislivello giornaliero. Meta saranno, 1480 metri più in alto, i 1524 metri della Portella Femmina Morta, valico dal lugubre nome per raggiungere il quale bisognerà percorrere 33,3 Km inclinati al 4,4% medio, con un tratto di 500 metri al 7% che s’incontrerà nella seconda parte della salita – la più lunga di questa edizione del Giro – dopo aver attraversato San Fratello, comune del quale sono originari i nonni paterni dell’attore americano Al Pacino e il cui nome è una corruzione dell’originario toponimo medioevale di San Frareau, che significava San Filadelfio, era d’origine longobarda ed era quello di un martire delle persecuzioni imperiali. Scavalcata la catena dei Monti Nebrodi, dal 1993 protetta dall’omonimo e più vasto parco regionale siciliano (quasi 86.000 ettari), si planerà con dolcezza verso la valle del Simeto, il principale fiume della Sicilia, toccando il borgo di Cesarò e sfiorando nel tratto conclusivo della discesa il piede della collina sulla quale si trovano gli scarsi resti del castello di Bolo, incorniciati sullo sfondo dalla mole innevata dell’Etna. Una salita tira l’altra e, così, subito dopo quella della Femmina Morta si affronterà quella, decisamente più corta ma ugualmente gradevole nelle pendenze (4,6 Km al 4,2%), verso il centro di Bronte, famoso per la coltivazioni di pistacchi DOP e la cui principale emergenza monumentale è rappresentata dall’abbazia di Santa Maria di Maniace, situata una quindicina di chilometri fuori dall’abitato e conosciuta anche come Castello di Nelson poiché appartenuta a Horatio Nelson, il celebre ammiraglio britannico che l’aveva ricevuta in dono assieme al feudo circostante dal re Ferdinando I delle Due Sicilie come ringraziamento per l’aiuto fornito nella repressione della Repubblica Partenopea. Raggiunta l’estremità occidentale del massiccio del Mongibello inizierà un lungo tratto in falsopiano lievemente discendente che porterà la corsa rosa nel cuore di Adrano, uno dei più grandi centri situato all’interno del perimetro del Parco nazionale dell’Etna, il cui simbolo è il possente castello normanno costruito su iniziativa di Ruggero I di Sicilia e che oggi è sede museale. Si continuà a perder leggermente quota sino a Santa Maria di Licodia, paese dal quale si comincerà a risalire le pendici del vulcano, anche se non si è ancora arrivati al momento dell’ascesa finale, che sarà anticipata da quella di Ragalna (6,7 Km al 5,1%), il più giovane tra i comuni che gravitano attorno all’Etna, divenuto autonomo nel 1985 distaccandosi da Paternò e del quale è originario il politico Ignazio La Russa, che è stato Ministro della Difesa durante il quarto governo Berlusconi. Dopo un ultimo e breve tratto in quota si giungerà infine a Nicolosi, principale porta d’accesso all’Etna, dalla quale si salì verso il vulcano in occasione dei tre precedenti arrivi del Giro, il primo nel 1967 quando s’impose Franco Bitossi, il secondo nel 1989 quando la salita fu affrontata solo parzialmente (arrivo a Piano Bottara, dove tagliò per primo il traguardo il portoghese Acácio da Silva) e l’ultima nel 2011, quando la vittoria andò a Contador, anche se poi il successo sarà assegnato al venezuelano Rujano in seguito alla squalifica per doping dello spagnolo. Non sarà così stavolta perché, pur partendo da Nicolosi, si percorrerà una strada parallela a quella tradizionale, 17,5 Km al 6,7% che i cicloamatori locali hanno ribattezzato “Salto del Cane” dal nome di un cratere avventizio del Mongibello e da quello dell’omonima contrada, attraversando la quale si toccherà il punto di pendenza massima (12%). I primi 5500 metri dall’ascesa finale saranno quelli complessivamente più impegnativi (la media è del 7,4%), poi una breve discesa anticiperà il “Salto del Cane” vero e proprio, al termine del quale la strada andrà a confluire sul versante che sale da Zafferana Etnea per poi perdere progressivamente pendenza nel chilometro conclusivo che vedrà i corridori – oramai alla spicciolata o quasi – sgusciare tra i Monti Silvestri, coni piroclastici formatisi durante l’eruzione del 1892, durata quasi sei mesi. Serviranno, invece, poco meno di 60 minuti di gara perché il Giro “erutti” le prime sentenze e per qualche grosso nome la maglia rosa tornerà a essere un miraggio sempre più sfuggente.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Passo dei Tre (728 metri). Valicato dalla SS 289 “di Cesarò” salendo da San Fratello alla Portella Femmina Morta.

Portella Femmina Morta (1524 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” tra San Fratello e Cesarò.

Portella della Miraglia (1464 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò.

Portella Sant’Antonio (1290 metri). Valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò.

Portella dei Bufali (1220 metri). Nota anche come Passo Bufali, è valicata dalla SS 289 “di Cesarò” nel corso della discesa dalla Portella Femmina Morta verso Cesarò e si trova all’altezza del bivio per San Teodoro.

Passo dello Zingaro (700 metri). Valicato dalla SS 284 “Occidentale Etnea” tra Bronte e Adrano, è chiamato Passo Zingaro sulle cartine del Giro 2017, sulle quali è quotato 644 metri.

Passo Cannelli. Valicato dalla strada provinciale che sale da Pedara al Rifugio Sapienza, nel tratto noto come “Salto del Cane”

Sella dei Monti Silvestri. Separa due dei cinque crateri dei Monti Silvestri ed è attraversata dalla SP 92 che mette in comunicazione Nicolosi con Zafferana Etnea salendo fino al Rifugio Sapienza. Il valico si trova poco prima del termine del versante che sale da Zafferana e ad alcune centinaia di metri del luogo dove sarà collocato il traguardo.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il duomo di Cefalù nel film ‘’La schiava io ce lho e tu no’’ (www.davinotti.com)

Il duomo di Cefalù nel film ‘’La schiava io ce l'ho e tu no’’ (www.davinotti.com)

Piazza Matrice a Santo Stefano di Camastra

Scorcio di San Fratello

Lo scollinamento della Portella Femmina Morta

I resti del  castello di Bolo e, sullo sfondo, la mole dell’Etna (www.naturasicula.it)

I resti del castello di Bolo e, sullo sfondo, la mole dell’Etna (www.naturasicula.it)

Il castello appartenuto all’ammiraglio Horatio Nelson alle porte di Bronte

Castello di Adrano

Etna, i Monti Silvestri

Il Rifugio Sapienza e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2017 (www.avventurosamente.it)

Il Rifugio Sapienza e, in trasparenza, l’altimetria della quarta tappa del Giro 2017 (www.avventurosamente.it)