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SANLUCA SPECIAL

“Ma quanto è bello andare in giro per i colli bolognesi”…. Hanno un bel cantare Cesare Cremonini e la sua band ma, loro che le colline di casa se le fanno con la Vespa, vadano a raccontarlo alle frotte di cicloamatori che danno l’anima per conquistare gli irti colli felsinei in sella ai loro cavalli d’acciaio! È un mignolo il San Luca, ma puntato dritto nei muscoli di chi ci si avventa in bicicletta, come hanno fatti due amici del forum dello Scalatore, Alberto “Geobach” Poli e Federico “Grillo per sempre” Petroni, che per una volta si è levato i panni del condirettore per infilarsi sulle rotte del Giro del Centenario.

.: nella foto, ecco lassù la meta della breve ma ardua scalata (www.cercaturismo.it)

Dire San Luca è un po’ come dire Bologna. È l’orizzonte, lo svago e lo sfogo dei bolognesi, nonché luogo di raccoglimento e di ritiro. Chi torna in città da Modena ispeziona con lo sguardo i colli per riconoscere il profilo del Santuario e dirsi finalmente a casa. Chi con gli amici vuole godersi una fresca serata non manca di fare una puntatina alla trattoria di Vito, in cima al colle. Chi ringrazia la Madonna o chiede intercessione, con il proprio sudore, per un voto, una laurea, un lavoro ascende a piedi la salita, quasi in processione. Chi vuole purificare, oltre all’anima, il fisico la percorre con la bicicletta o a piedi. Pure quando piove: da Porta Saragozza fino in cima alla salita, infatti, si snoda un porticato composto da 666 archi, come a dire: il purgatorio c’è per tutti.

Siamo appena fuori dal centro cittadino di Bologna, lì dove iniziano mille possibili itinerari, nel labirinto dei colli bolognesi. Quello sicuramente più amato sale però al Santuario della Madonna di San Luca che la toponomastica ci obbliga a chiamare Colle della Guardia. Percorriamo da ovest la trafficata Via Saragozza, in leggerissima salita, scorgendo in lontananza il maestoso Arco barocco del Meloncello, il trampolino di lancio della micidiale salita.

Prima della stretta svolta a destra, che dà inizio all’ascesa, ci ricordiamo di scalare la catena (sul 25-27 almeno) perché il primo tratto, lungo circa 400 m è subito molto impegnativo, con pendenze attorno al 13-16%. Sulla sinistra ci accompagna il bellissimo porticato mentre sulla destra, per distoglierci dal subitaneo fiatone, diamo un’occhiata al panorama della città che, in poche centinaia di metri, sembra già lontanissima, come se stessimo decollando su un aereo. Nello skyline felsineo svetta lo Stadio Dall’Ara, casa del Bologna F.C. che, casualmente, compie ad ottobre cento anni. Proprio come il Giro. E proprio alle falde di San Luca.

La strada compie una lieve svolta verso destra e la pendenza cala leggermente. Le leve sembrano sgambettare ma la pendenza si mantiene severa, intorno all’8%. Questo finto falsopiano (lungo 300m) annuncia il sottopasso, grazie al quale ci troveremo, di lì in poi, il porticato sulla destra. Prendiamo fiato, un respiro profondo, mettiamo il rapporto più agile possibile, e via, pronti per affrontare la “Curva delle Orfanelle”, croce e delizia di questa salita. Delizia perché la chicane formata dai due stretti tornantini è magnifica. Croce perché la pendenza s’impenna al 18%. Sulla destra, sotto il portico, qualche passante ci osserva. Il turista o il giovane con ammirazione, il vecchietto (in bolognese “umarell”) chiedendosi quale soddisfazione ci sarà mai ad affrontare quella sofferenza, oppure incitando gridando un “Forza Magni!” che tradisce la sua non più verde età.

Lo sforzo è enorme. Le cosiddette Orfanelle misurano oltre 400m ma vanno affrontate tutte sui pedali, spingendo con ogni muscolo del corpo e, sovente, il rapporto minimo, raggelati dall’altimetro che segnala una pendenza tra il 16 e il 19%. Non c’è tempo per sentirsi orgogliosi della nostra fatica. C’è di conforto sapere che il calvario è breve (ma intenso) e non appena scorgiamo il secondo sottopasso della salita, che “sposta” il portico sulla sinistra, siamo ben certi che il peggio è passato. Ora mancano non più di 600 m, con pendenze attorno al 7%. Un piccolo strappo che imbastardisce il finale apre lo scenario del magnifico santuario, presso il quale, dopo 2000 m esatti al 10.1% finisce il calvario. Il cicloamatore medio impiega una decina di minuti per completare l’ascesa ma i professionisti, al Giro dell’Emilia, possono scalare l’irto colle anche in sei minuti. Circa i venti all’ora. Impressionante.

Gli itinerari consigliati, una volta in cima e una volta riacquisita la lucidità, sono innumerevoli. Percorso obbligato, per non ridiscendere da dove si è saliti, è via Monte Albano che scala l’omonimo colle in circa mille metri al 5%. Una breve discesa e si è in via Casaglia, dalla quale si può scendere ulteriormente (per affrontare la famosa via del Genio, 1.8km all’8.2%, meglio nota come “i 33 tornanti”). In alternativa, chi “ne ha” può salire per scalare l’impegnativo strappo di Via Cavajoni (300m al 12%), dal quale si può arrivare, attraverso un tracciato mangia&bevi, alle falde del mitico Monte Donato, strappo conclusivo della Gran Fondo Dieci Colli, 500m al 10% ma punte al 15%, in fondo al quale s’apre la discesa verso i rilassanti Giardini Margherita.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Tuttavia, nonostante Bologna abbondi di salite più o meno esigenti, manna per gli scattisti, San Luca resta la meta più ambita. Il fascino di questa ascesa è rimasto immutato nel tempo. In non più di due chilometri si concentrano una fetta di storia della città, il sentimento religioso di giovani e vecchi pellegrini, e perché no, un po’ di cultura sportiva, tra podisti e ciclisti coraggiosi.

Alberto Poli
Federico Petroni

Forum dello Scalatore: http://freeforumzone.leonardo.it/forum.aspx?c=52990&f=52990

Affiliato al sito www.salite.ch



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