Clicca qui per tornare alla Home Page...
Clicca qui per tornare alla Home Page...
Ciclismo
on line
GIOVENTU' PREGIATA a cura di Cristina Manzolini
IL GIRO DI CENT'ANNI FA di M. Facoltosi
Diario di talento*
ISCRIVITI
Parole da cercare
In
Tipo di ricerca
Archivio/1



Miloty Suiveurs
Sito realizzato con

Vuoi un sito esportal?
Altri siti Esportal
Canottaggio Vero
Genoasamp
Liguria Sport

Visita Genova
Zenazone
Home:  >   >  Passo Fedaia
Passo di Fedaia

di Mauro FACOLTOSI

Una salita che i francesi del Tour c’invidiano. In Italia ne abbiamo parecchie, anche di più dure, ma, in occasione di un Giro degli anni scorsi, un corridore di peso, del quale non rammentiamo il nome, disse di non aver mai visto un’ascesa del genere sulle strade di Francia. Sicuramente non aveva mai provato il Mortirolo (al confronto il Fedaia è quasi una "passeggiata", pur rimanendo una delle ascese più dure delle Dolomiti), ma questo la dice lunga sulla portata di questa salita e della fortuna che hanno gli organizzatori italiani: un patrimonio del quale il Giro deve goderne. E Zomegnan sembra averlo capito alla perfezione.

PASSO DI FEDAIA - LA SALITA
Due i versanti che permettono di raggiungere i 2057 metri del Passo di Fedaia, nel mondo ciclistico chiamato genericamente "Marmolada", dal nome del soprastante massiccio (3342m), il cui ghiacciaio è il più esteso delle Dolomiti.
Al Giro si salirà da Caprile, il versante classico, sempre percorso in salita. L’unica gara che affrontava questa strada in discesa era, fino a qualche anno fa, la Gran Fondo "Maratona dles Dolomites".
La strada che sale al Fedaia da Caprile è la SS 641, che raggiunge il valico in 15,5 Km. Ai ciclisti si consiglia, però, di percorrere il tratto che attraversa i Serrai di Sottoguda e che è stato dismesso dall’ANAS: è più spettacolare, più sicuro (il traffico è dirottato sulla nuova arteria) ed anche più impegnativo, perché la salita inizia a farsi dura proprio all’uscita dei Serrai. I picchi di pendenza massima vengono, però, raggiunti più avanti, dopo il ricongiungimento delle due strade. Anche al Giro, i corridori percorreranno la vecchia strada.
Con questa variante il chilometraggio complessivo scende a 13,7 Km. Il dislivello è di 1059m, la pendenza media del 7,7%, la massima del 18%. Nei primi 7,7 Km si alternano tratti pedalabili ad altri impegnativi. La seconda metà della salita è un crescendo di difficoltà, con il tremendo drittone al 18% che porta verso la Capanna Bill: la pendenza media degli ultimi 5,3 Km è del 11,2%.
Il punto di partenza è Caprile (998m), frazione di Alleghe posta sulla SS 203, nel punto della confluenza con la SS 641 e con la strada che proviene da Selva di Cadore. Dopo 1,7 Km facili (4,9%), la strada propone un primo ripido strappo (300 metri al 9,7%), per poi addolcirsi nuovamente giungendo alle porte di Rocca Pietore, il capoluogo della Val Pettorina, i cui abitanti mantengono vivi molti caratteri tipici delle genti ladine, come la parlata, simile a quelle delle vallate dolomitiche dell’Alto Adige. Dopo Rocca Pietore la salita rimane pedalabile per 2,8 Km, a parte uno strappo di 300 metri al 7,8%, seguito da una brevissima discesa. A 2,3 Km da Rocca, si raggiunge la località Plan, dove la strada si sdoppia: a destra si stacca l’attuale SS 641, a sinistra la vecchia strada. Se proprio volete percorrere in salita (in discesa ci si è obbligati, per i motivi che leggerete sotto) il nuovo tracciato, sappiate che l’unica insidia sarà quella del traffico: la pendenza media del tratto Plan - Malga Ciapela, 5 Km in tutto, è del 4,5%. Percorrendo il vecchio tracciato, la strada rimane su dolci pendenze per altri 0,5 Km (5,6%), fino all’abitato di Sottoguda, nell’attraversare il quale si deve pedalare su di un fondo in pavé non agevolissimo. La strada si fa angusta ma spettacolare, poiché s’infila nei Serrai, gola unica nel suo genere, che troverete descritta con dovizia di particolari più sotto. Qui vi segnalo solo che, per le bici, è in vigore il senso unico in salita. Scendendo verso Rocca Pietore, si deve obbligatoriamente seguire la nuova statale che, però, scavalcando la gola molti metri più in alto, permette suggestive visioni aeree dei Serrai.
Godetevi il passaggio nella gola ed approfittatene per rifiatare, se le facili pendenze vi hanno indotto a "tirare": già entrando nella gola la salita comincia a farsi sentire (1,7 Km al 8%), ma è all’uscita che le pendenze iniziano a farsi serie. Valicato il torrente Pettorina, in 1,4 Km (ultimi 700m al 7,4%) si raggiunge la Malga Ciapela, dove la strada dei Serrai si ricongiunge alla statale. Ci troviamo nella più importante località turistica della valle: da qui partono gli impianti di risalita diretti alla vetta della Marmolada; qui si trovano piste per 22 Km, tra le quali la "Bellunese", ritenuta una delle più belle delle Alpi.
Incomincia adesso il lato "cattivo" della salita, quello che ha reso celebre quest’ascesa: 0,9 Km al 12,1% per raggiungere la Baita Dovich, 1,9 Km al 11,2% per arrivare alla Capanna Bill. A rendere impegnativo questo tratto non è soltanto la pendenza ma anche l’assoluta mancanza di curve: tra Malga Ciapela e la Capanna Bill (punto di partenza di una seggiovia quadriposto diretta al Passo Padon) c’è un interminabile rettilineo, dove, tra l’altro, si tocca la pendenza massima del 18%, raggiunta appena prima di giungere alla Capanna. Per non scoppiare si consiglia di salire con andatura regolare, senza trascurare l’alimentazione. Percorrendo questa strada in discesa, senza toccare i freni si possono raggiungere i 100 Km orari: effettuare tale operazione è, però, vivamente sconsigliato ai cicloturisti. Lasciate simili prodezze ai professionisti. Dopo la Capanna Bill, la strada cambia improvvisamente direzione e tipologia, salendo a tornanti verso il Fedaia. Non cambiano, però, le pendenze, che rimangono elevate anche in questo tratto: fino alla vetta ci sono 2,5 Km di strada, caratterizzati da una pendenza media del 11% e da una punta del 15%, testimoniata da un pannello stradale, raggiunta a circa 200 metri della vetta. 200 metri che vi consentiranno di godere la conquista del Fedaia: la loro pendenza media è "solo" del 6% e vi sembrerà di pedalare in pianura dopo le terribili inclinazioni finora affrontate.
Altimetria: http://www.salite.ch/fedaia1.asp  

I SERRAI DI SOTTOGUDA
Percorsa dal torrente Pettorina, la gola dei Serrai è caratterizzata da pareti alte fino a 60 metri e distanti pochi metri l’una dall’altra (tra gli otto e i dieci metri di larghezza). Le angustie del percorso hanno dato adito a molte leggende, come quella di Re Ombro che si narra abitasse nella gola, protetto da portoni d’oro massiccio posti all’accesso della forra. La presenza "reale" dell’uomo è testimoniata da una serie di fori sulla roccia, praticati per fissare i tronchi di larice, installati a primavera per costruire i ponti della strada che era utilizzata per portare il bestiame ai pascoli o per portare il fieno a casa. A stagione finita, i ponti dovevano essere smantellati per lasciare libero sfogo alle piene del Pettorina che, al momento del disgelo, avrebbero fatto piazza pulita di tutto quello che trovavano nell’angusto passaggio attraverso la gola. L’attuale percorso della strada non è quello originario, ma un tracciato messo in opera durante la prima guerra mondiale: lo testimoniano due gallerie adibite a polveriera ed una cappella (a ricordo del cimitero militare di Malga Ciapela). Lungo il vecchio tracciato, oggi abbandonato, è possibile vedere un’effigie del Sacro Cuore: scolpita nella roccia in uno dei punti più stretti della gola, aveva l’intenzione di ammonire e benedire i viandanti, in tempi nei quali il passaggio attraverso i Serrai era assai pericolo.
Oggi la gola è stata dichiara Riserva Naturale e, per questo motivo, questa strada è proibita alle auto (c’è la possibilità di arrivare fino al parcheggio posto all’inizio della gola). Nel periodo invernale è meta degli appassionati di arrampicata su ghiaccio: quest’attività è possibile perché le numerose cascate che scendono dall’alto della gola congelano e ricoprono di uno spesso manto azzurrino le rocce, costituendo una delle più attraenti e varie pareti di ghiaccio d’Europa.

PASSO DI FEDAIA - L’ALTRO VERSANTE
Salendo dal Trentino la salita al Fedaia non è lontanamente paragonabile al versante di Caprile, sia a livello panoramico, sia a livello delle difficoltà da superare. Da Canazei (1440m) al passo ci sono 13,9 Km di strada. La pendenza media matematica è del 4,4% ma, anche per questo versante, occorre fare un lavoro di epurazione dei tratti facili. Tra l’altro, da questo lato la salita ha termine ben prima di giungere al passo: infatti, gli ultimi 2,4 Km sono completamente pianeggianti, tracciati lungo la sponda settentrionale del lago artificiale di Fedaia (capace di 16 milioni di metri cubi d’acqua; poco distante si trova un omonimo specchio lacustre d’origine glaciale).
La salita effettiva misura 9 Km ed ha una pendenza media del 6,5%. C’è un tratto di 4 Km al 8,1% che si conclude a mezzo chilometro dal culmine reale dell’ascesa, situato a questo 2054, all’altezza del bivio per il Rifugio Castiglioni.
Altimetria: http://www.salite.ch/fedaia.asp  

IL GIRO D’ITALIA SUL FEDAIA
Il Giro d’Italia si è arrampicato 13 volte sulla Marmolada, sempre dal versante dei Serrai di Sottoguda. La prima volta, nel 1970, ci fu, finora unica volta nella storia del Giro, l’arrivo in salita. Al traguardo, posto alla Malga Ciapela (il tratto verso il Fedaia non era ancora asfaltato) giunse primo Michele Dancelli, con 13" su Bitossi ed il belga Vandenbossche, gregario della maglia rosa Merckx. Già l’anno precedente era previsto l’arrivo, ma la tappa fu interrotta dopo pochi chilometri dalla partenza, prevista a Trento, a causa del maltempo. Cinque anni più tardi si salì fino al Fedaia, nel corso della tappa Pordenone - Alleghe: vinse De Vlaeminck, dopo che Polidori aveva scollinato in testa la Marmolada. Negli anni successivi la Marmolada fu trascurata dal Giro, come del resto molte altre grandi salite, tolte dal tracciato per invogliare la partecipazione di atleti come Moser e Saronni, poco avvezzi alle ascese impegnative. La ritroveremo nell’edizione 1987, nel finale della Sappada - Canazei (il giorno dopo il tradimento di Roche ai danni di Visentini), vinta dall’olandese Van der Velde, conquistatore anche del GPM. Nel 1989 fu inserita nel percorso della tappa decisiva, la breve (131 Km) ma impegnativa Misurina - Corvara: quel giorno transitò in testa Tomasini, vinse Giupponi e la maglia passò definitivamente al francese Fignon. L’anno dopo si salì al Fedaia nel circuito conclusivo della Dobbiaco - Passo Pordoi, vinta dal francese Mottet davanti alla maglia rosa Bugno (primo in vetta Vandelli).Nel 1991 la Marmolada fu inserita all’ultimo momento, in sostituzione del San Pellegrino, chiuso per una frana. Nella tappa, pure conclusasi al Pordoi, s’impose in solitudine la maglia rosa Chioccioli, mentre Giovannetti conquistò il Fedaia. Nel 1993 fu inserita nel tremendo tappone di Corvara, un circuito dolomitico di quasi 250 che prevedeva anche i passi Costalunga, Campolongo ed il doppio Pordoi. Per Chiappucci fu la più bella giornata della carriera al Giro: fece sua la Marmolada prima e la tappa poi, suo unico successo nella corsa rosa. Anche nel 1996 il Fedaia fu abbinato al Pordoi: pure in questo caso il conquistatore del GPM, il bresciano Zaina, fece sua la frazione, conclusasi proprio in vetta al passo. La giornata più bella vissuta del Giro sul Fedaia è, senza ombra di dubbio, quella del tappone di Selva Valgardena del Giro 1998: il giorno della vittoria di Guerini ma, soprattutto, della conquista della maglia rosa da parte di Pantani. Primo in vetta fu il colombiano Chepe González. Abbinamento Fedaia / Selva anche nel 2000: ai 2057 metri del passo transitò in testa la maglia rosa Casagrande, mentre il successo di giornata andò allo spagnolo Rubiera. La Marmolada tornò a "sposarsi" col Pordoi nel 2001: una giornata lieta per i corridori del Centro America, col colombiano Contreras primo al GPM ed il messicano Perez Cuapio vincitore di tappa, mentre Simoni andava a conquistare la maglia rosa. Anche l’anno dopo la tappa contenente la Marmolada (Conegliano - Corvara) fu conquistata da Perez Cuapio, mentre al GPM svettava primo Daniele de Paoli.
L’ultimo corridore a transitare in testa al Fedaia è stato Fortunato Baliani, nel corso della tappa Pordenone – Passo di San Pellegrino (Giro 2006), vinta dallo spagnolo Garate.

Mauro Facoltosi [m.facoltosi@ilciclismo.it]

  Indietro
Il Diario del nostro Damiano Cunego con cui 'Il Ciclismo.it' è nato e cresciuto


La Redazione

Risultati
Tutti i sondaggi
Copyright © Il Ciclismo
Powered by Zenazone snc - Tel. 010 86.05.630