Clicca qui per tornare alla Home Page...
Clicca qui per tornare alla Home Page...
Ciclismo
on line
GIOVENTU' PREGIATA a cura di Cristina Manzolini
IL GIRO DI CENT'ANNI FA di M. Facoltosi
Diario di talento*
ISCRIVITI
Parole da cercare
In
Tipo di ricerca
Archivio/1



Miloty Suiveurs
Sito realizzato con

Vuoi un sito esportal?
Altri siti Esportal
Canottaggio Vero
Genoasamp
Liguria Sport

Visita Genova
Zenazone
Home:  >  News Istituzioni
*RACCONTI DI STORIE*
MERCKX DOPATO AL GIRO '69. CANNIBALE O ORCO?
di
MAURO MELANI

Questo scritto di Melani merita un'altra esposizione, e probabilmente nei prossimi giorni ve lo riproporremo dedicandogli un’apertura. Steso nei giorni del Tour de France 2003, dopo la tappa di Luz Ardiden che vide il ritorno di Armstrong e che chiuse, seppure con il sub-judice della crono conclusiva, quell’edizione rimasta apertissima della Grande Boucle. Riguarda uno dei primi casi di doping più discussi nella storia del nostro sport. Coinvolgeva Eddy Merckx. Accadde a Savona, al Giro del ’69. Melani, con la sua penna straordinaria, traccia un affresco di quei giorni e di ciò che quel fatto provocò. Non solo nel nostro ambiente. Un pezzo imperdibile, che vi dedichiamo.

A lato, una cartolina di Merckx corridore

di MAURO MELANI

Quando abbiamo visto le lacrime scendere dalle guance scavate di Axel all’arrivo di una delle tappe più massacranti del Tour del Centenario, ci siamo commossi anche noi. Era trascorsa più di un’ora dal momento del trionfo di Lance lo “yankee”. Solo qualche appassionato si tratteneva ancora nei paraggi dell’arrivo e gli operai stavano già smontando la cittadella itinerante che accompagna la Grande Boucle. Sapevamo che il “mediocre” rampollo del più forte corridore di tutti i tempi, alla partenza da Parigi, aveva fatto il giuramento di non abbandonare mai più il Tour dopo la deludente prestazione del 2002. Allora aveva gettato la spugna durante una tappa anonima, e salendo sull’ammiraglia aveva maledetto quel cognome ingombrante, quell’ombra enorme che le gesta del padre gettava da sempre sulle sue prestazioni. Si parlava del Cannibale anche quando Axel vinceva, poco per la verità, come a Prato in una tappa del Giro del 2001, e in sole altre sette occasioni. Figuriamoci quando perdeva, la gara e la faccia, come ora, a Luz Ardiden. Quelle lacrime, trattenute fino al traguardo, ora erano libere di solcare quel viso scarno, livido per la stanchezza e la delusione.

Immaginiamo per un attimo quante volte Axel sarà stato sul punto di abbandonare una corsa. Quante volte avrà sentito ripetere quel paragone impossibile, quel confronto impari fra il suo modo di correre in bici e quello dell’immenso padre. Quante volte avrà maledetto quelle sei lettere dell’alfabeto che lo schiacciavano sotto il loro peso: M come Micidiale, e micidiale era lo sguardo di Eddy quando attaccava. E come Eterna, ed eterna sarà la memoria delle gesta dell’Orco di Tervueren. R come Rapace, e lui diventò il rapace del ciclismo mondiale dal 1965 al 1978 con un palmares ineguagliabile: 5 Giri d’Italia, 5 Tour de France, 1 Giro di Spagna, 1 Giro di Svizzera, 1 Giro del Belgio, 7 Milano-San Remo, 5 Liegi, 3 Campionati del mondo, 3 Roubaix, 3 Freccia Vallone, 3 Fiandre, 2 Lombardia, 3 Parigi-Nizza, 1 Giro del Delfinato, 1 GP Nazioni. Sono 13 grandi Giri e la bellezza di 32 Grandi Classiche. Continuiamo. C come Campione assoluto, ma anche come Colpevole, come continuano a sostenere i suoi denigratori. K come Kaiser, imperatore assoluto di quel Reich variopinto e rumoroso di combattenti pronti a morire pur di batterlo. Infine S come Straordinario, e straordinaria rimarrà la sua epopea di vittorie cercate e trovate, sulle strade del mondo. La retorica ci prende la mano, ma, credetemi, non è semplice “connotare” una figura come la sua, senza trascendere nella ridondanza e scadere in ruffiana agiografia. Oggi si parla di corridori superspecializzati, leggi Armstrong o Ullrich, che corrono 30 giorni all’anno, più o meno, costretti a scegliere il periodo dell’anno nel quale spendere la loro… riserva di energia Nel 1975 Merckx corse per 151 giorni, dalla San Remo al Lombardia. Lui non scelse. La gente che lo acclamava sulle strade sceglieva per lui. Altra stoffa quella del campione belga, e forse altri tempi per un ciclismo così forsennato!

Le lacrime si assomigliano tutte, e quelle di Axel distrutto sul traguardo di Luz Ardiden, assomigliano a quelle di Eddy, quando quella mattina del 2 giugno del 1969 viene annunciata la sua positività anche alle controanalisi dell’antidoping. Il telecronista della RAI, Sergio Zavoli, piazza il suo microfono sotto la bocca di Merckx, nella sua camera di hotel ad Albisola. La domanda fa rabbrividire chi ascolta: - Signor Merckx, lei ha sempre sostenuto di non essersi mai sottoposto a doping. Cosa può dirci ora che è stata riconfermata la sua “positività” anche alle controanalisi?- Piagnucolando e con una smorfia di sgomento dipinta sul volto, il Lupo, ora Agnello, risponde che…lui non ha preso niente e non sa cosa dire. Il giallo che nasce in quel momento non è ancora stato risolto. Merckx non ha mai ammesso la sua colpevolezza né in quell’occasione né in altre. Nemmeno ora, che con la sua mole pachidermica si aggira per gli stessi alberghi, nelle stesse camere, ma dalla parte di quelli che organizzano, dirigono e comandano, si lascia andare al Purgatorio della confessione spontanea. Dopo quell’episodio che sconvolse il mondo del ciclismo e non solo, anche nei Parlamenti di mezza Europa si parlò dell’accaduto, e l’Ambasciata di Italia a Bruxelles e il nostro Ministero degli Esteri ebbero il loro daffare per “contenere” e “arginare” il fiume di polemiche che scoppiarono a Savona in quella primavera del 1969.

Colpevole o innocente? Pietro Nenni, ministro degli Esteri, dovette prodigarsi per evitare l’incidente diplomatico col Belgio, paese che considera lo sport della bicicletta quasi una religione di Stato. La parola d’ordine sui giornali dell’epoca era Fencamfamina. Questo stimolante era contenuto in un prodotto allora importato da una ditta farmaceutica con sede a Johannesburg, in Sud Africa, il cui proprietario, scherzo del destino o micidiale coincidenza, si chiamava Merckx. Addirittura mezzo governo belga si mosse per smentire l’accusa di doping. Il documento ufficiale del Governo belga parla di “…assoluta infondatezza delle accuse”, e avanza l’ipotesi del complotto perpetrato ai danni del “cannibale” per favorire l’alfiere italico, l’enfant du pais, Felice Gimondi, a Savona secondo in classifica generale. Fatto sta che, nonostante la difesa d’ufficio da parte della sfera politica, anche nel Parlamento belga si parlò ripetutamente di …“notevole diffusione della pratica del doping diffusa nelle principali attività sportive. I casi conclamati di atleti dopati nel 1969 si avvicinava a 100, di cui quasi 80 sanzionati”. Il ministro aggiunse anche che in Italia la situazione era particolarmente delicata e la normativa relativa al doping particolarmente “restrittiva”. Salomonicamente il dibattito nel Parlamento belga conclude con la riaffermazione che gli organizzatori del Giro d’Italia avevano confermato la loro imparzialità, e che però il corridore belga era da considerarsi la “vittima sacrificale di un disegno criminoso”. L’intervento del ministro Nèmeche si conclude con l’auspicio di “una armonizzazione delle legislazioni sanitarie di tutti i paesi europei” e della necessità di “unificare gli elenchi dei medicinali off-limits per evitare errori involontari da parte degli stessi atleti”. E’ certo che alla fine degli anni ’70 in Belgio si assistette ad un vero terremoto xenofobo nei nostri confronti, e i lavoratori italiani si trovarono a dover affrontare situazioni veramente spiacevoli. D’altra parte va anche detto che negli ambienti delle due ruote da parecchio si vociferava di un Merckx spesso dedito alle pratiche del doping, e si giurava anche che in alcune precedenti occasioni sarebbe già stato ammonito. Si tratta dunque di truffa o di beffa? Va comunque detto, ad onore del vero e per sgombrare il campo da accuse esagerate, che il prodotto in questione, la Fencamfamina, rispetto agli ormoni sintetici introdotti negli anni ’90 nel mondo dello sport, costituisce quasi un innocuo placebo dagli effetti blandi e molto limitati nel tempo. Pensate che per avere qualche beneficio lo si doveva prendere insieme alle vitamine B1, B6, B12 e C.

Ma voltiamo pagina. La storia narra che si sta correndo il 52° Giro d’Italia e Eddy Merckx è in maglia rosa da sei giorni. Il cavallo nostrano, Felice Gimondi da Sedrina, dopo 16 tappe, accusa un ritardo di 1’41’. Gira voce che il deus ex machina dell’antidoping, dott. Genovese, al seguito del Giro per garantire gli interessi dei corridori, abbia già scoperto diversi casi di doping, ma che in qualche modo sia riuscito a “occultare” le analisi dei “fuori legge”. C’è chi dice anche che quei casi riguardano un solo atleta, Merckx appunto, che si ritiene di dover ancora favorire. Uno dei menestrelli della corsa rosa, Bruno Raschi, scrive sulle pagine della Gazzetta: - Il Giro d’Italia ha lasciato oggi a Savona la sua entusiasmante maglia rosa. Eddy Merckx non è partito, costretto al palo dal regolamento. Era risultato positivo sia alla prima che all’analisi di controllo, effettuate dopo la tappa Parma-Savona. Merckx è caduto sotto i rigori di una sentenza inoppugnabile perché riferita ad un caso oggettivo. Questo caso tuttavia contempla numerose pieghe, e sarebbe impossibile analizzare tutte in questa sede. E’ un caso assurdo e madornale. Ma la legge non può deflettere e deve contemplare anche l’assurdo. Dove finisce la legge inizia l’accademia di chi vuole discuterla, mutando il regolamento in opinione personale. Ma l’opinione conta e non conta, in quanto coinvolta nell’onda della passione umana”. Dopo la fine di quel pandemonio, asciugate le lacrime di Savona, Merckx rimonta in sella e stravince il Tour de France, indossando ancora una volta quella maglia di colore giallo, simbolo di primato ma anche di dubbio e incertezza. E questo dubbio accompagnerà noi, appassionati di ciclismo e, siamo certi, accompagnerà il brutto anatroccolo Axel, in lacrime sul traguardo di Luz Ardiden, alla perpetua ricerca della sua identità e della ragione per continuare o chiudere con questo sport meraviglioso e tremendo.

MAURO MELANI

  Indietro
Il Diario del nostro Damiano Cunego con cui 'Il Ciclismo.it' è nato e cresciuto


La Redazione

Risultati
Tutti i sondaggi
Copyright © Il Ciclismo
Powered by Zenazone snc - Tel. 010 86.05.630