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GUIDA DEL GIRO'08
CAPITOLO DICIASSETTE
SONDRIO-LOCARNO

Dopo la cronometro individuale di Plan de Corones e la giornata di riposo, i girini riprenderanno la rotta verso Milano. A precedere il gran finale con gli arrivi sulla Presolana ed a Tirano saranno due frazioni di semi-relax. La prima è quella che ci racconta il nostro Mauro Facoltosi, con sconfinamento in terra elvetica ed arrivo posto a Locarno. Sarà questa un'occasione invitantissima per le ruote veloci che dovranno però esser brave a tenere a bada i fremiti degli attaccanti di giornata. Il servizio.

di Mauro FACOLTOSI

Alle porte del gran finale, il Giro si concederà tre giornate di relativo relax. La prima, martedì 27 maggio, sarà di riposo effettivo, nella quiete della Valtellina, ma all’ombra delle montagne circostanti: una sorta di “memento mori”, perché lassù, tra quei picchi al confine con la provincia di Brescia, si annidano due mostri che rispondono al nome di Gavia e Mortirolo e che dovranno essere scalati da lì a cinque giorni.
Alla ripresa della gara, ci si troverà di fronte una delle frazioni più facili del 91° Giro d’Italia, estrema possibilità per i velocisti, i quali dovranno però guardarsi dagli attaccanti di giornata. La fase centrale, una volta entrati nel territorio della Confederazione Elvetica, presenterà l’altimetria movimentata da un paio di strappetti consecutivi che potrebbero ispirare qualche tentativo.
I corridori torneranno in sella nel cuore di Sondrio, città fondata dai romani in terre abitate da tempo dall’antico popolo dei Liguri, che introdussero in Valtellina la viticoltura, dando il via ad imponenti lavori di terrazzamento del versante retico, in modo di sfruttarne appieno la disposizione di terreni fertili ma molto scocesi. I primi 66 Km della tappa non saranno per niente ubriacanti, snodandosi in totale pianura, inizialmente sulla SS 38, la statale dello Stelvio, che sarà percorsa fino a Morbegno. Nei pressi del capoluogo della bassa valle, il cui centro è attraversato dal torrente Bitto (questa è la zona di produzione dell’omonimo e prelibato formaggio), si trova un’interessante esemplare di archeologia industriale: è la centrale di Campovico, realizzata alla fine del XX secolo in stile “medievale lombardo” per alimentare le prime linee ferroviare elettrificate d’Italia, la Colico – Chiavenna e la Colico – Sondrio. Varcato l’Adda, si uscirà dalla provincia di Sondrio percorrendo l’ex SS 402, che ricalca il tracciato dell’antica Via Valeriana. Di probabile origine romana, essendo un tempo il fondovalle paludoso costituì per secoli l’asse viario principale della valle. Il tratto interessato dalla tappa si snoda ai piedi della cosiddetta “Costiera dei Cech”, caratterizzata da straordinaria esposizione al sole, che ha favorito la coltivazione dei terreni e la loro colonizzazione. Tra i primi a stabilirsi nella zona ci furono i Franchi, qui giunti in età altomedievale calando dallo Spluga: da loro deriverebbe il toponimo “Cech” (Franco – Cecco – Cech) che, secondo altre voci, avrebbe invece a che fare con la difficile e lenta conversione al cattolicesimo delle popolazioni della costiera (in questo caso, il termine andrebbe tradotto in “ciechi”).
Giunti alle porte della Valchiavenna, verso la quale avrebbe dovuto dirigersi la tappa secondo l’originario disegno (erano previste le scalate dello Spluga e del San Bernardino), ci si porterà in provincia di Como lambendo il Piano di Spagna, piccola pianura paludosa posta all’estremità del Lario, che ebbe una rilevante importanza strategica nel periodo della dominazione spagnola sul Ducato di Milano: in quell’epoca vi transitava il confine di stato e fu edificato il Forte di Fuentes, in gran parte demolito per ordine di Napoleone Bonaparte.
Il percorso rimarrà pianeggiante nei successivi 26 Km, resi però impegnativi dalle tortuosità della strada, che fino a Menaggio segue la costa del lago di Como. Il primo comune attraversato in questo tratto è Sorico, nel cui territorio ricade la curiosa chiesetta romanica di San Fedelino, raggiungibile esclusivamente per via d’acqua (Lago di Novate Mezzola). Un altro interessante edificio religioso è la chiesa di Santa Maria del Tiglio, che s’incontra poco più avanti, nel centro di Gravedona: fu edificata nel XII secolo nel luogo dove si trovava una preesistente chiesa, che è tradizionalmente fatta risalire alla famosa regina Teodolinda. Alla sua memoria è anche legata la strada che si sta percorrendo (la SS 340, storicamente chiamata “Regina”) e che pochi chilometri dopo transita per Dongo. Località legata alla storia recente d’Italia (qui fu bruscamente arrestata la fuga di Mussolini verso la Svizzera), è anche il paese di Marco Lietti, sfortunato protagonista al Tour del 1991, dove passò nel giro di poche ore dalla gioia al dolore: conquistò la tappa di Gap precedendo nientemeno che un campione della stazza di Lemond e nella stessa città, il giorno dopo, incappò in un brutto incidente quando, investito da un furgone mentre si recava al raduno di partenza, riportò la frattura della clavicola. Le cadute costellarono la carriera dello sfortunato corridore comasco: l’anno dopo, al Giro, fu protagonista di un brutto ruzzolone scendendo dall’Aprica, mentre nel 1993 sarà costretto a saltare la Grand Boucle, a causa di uno scontro con un’auto, avvenuto mentre si allenava sulle strade della sua Dongo.
Dopo la rinomata stazione turistica di Menaggio si rimarrà sulla SS 340, che però si allontana dal litorale lariano per puntare verso un altro lago, il Ceresio, andando ad affrontare la salita di Croce, la prima delle quattro previste dal percorso della diciassettesima tappa. Si tratta di un ostacolo molto noto nell’ambiente, spesso inserito nel percorso del Giro di Lombardia: fino al 1984 costituiva la quartultima difficolta (prima delle ascese degli Intelvi, di Schignano e del San Fermo), mentre oggi è affrontato nel tratto iniziale della “classica delle foglie morte”, salendo dal facilissimo versante occidentale. Salendo da est, la direzione che si seguirà in questa tappa, ci sono poco meno di 3 Km al 6,5% per raggiungere il culmine, nel corso dei quali la strada alterna tratti pedalabili ad altri più impegnativi. Raggiunto il lago di Lugano a Porlezza, se ne costeggerà la riva settentrionale, attraversando le frazioni che costituiscono il comune di Valsolda, terra d’origine della madre di Antonio Fogazzaro. Lo scrittore vicentino proprio in questi luoghi ambientò alcuni capitoli del suo più celebre romanzo, “Piccolo mondo antico”: il “Palazzo dello Zio Maironi” è un edificio situato nella frazione Castello (tipico borgo medievale fortificato), mentre la darsena della tragica morte di Ombretta, è proprio quella della casa della famiglia Fogazzaro, in località Oria.
Subito dopo aver varcato il confine di stato inizierà la seconda ascesa di giornata. Si abbandonerà la strada cantonale per raggiungere Lugano seguendo una strada secondaria, che eviterà il passaggio nel centro della capitale economica e finanziaria del Canton Ticino. Ci si arrampicherà sulle prime pendici del Monte Brè, uno dei più soleggiati e panoramici della Svizzera, affrontando 2 Km di salita al 4,2%. Breve tratto in quota e poi discesa verso la zona degli impianti sportivi di Lugano; lambito lo stadio, ci si innesterà sul tracciato dei campionati del mondo del 1996, dirigendosi a Comano, la prima delle due ascese affrontate nel mondiale vinto da Museeuw. Sono circa 3 Km al 6,8%, con un troncone di 200 metri al 10,6%, che si supera esattamente a metà strada. Al termine della discesa si passerà per Lamone, dove undici anni fa erano fissate le partenze delle prove a cronometro. Quella destinata ai professionisti si svolgeva, nel suo tratto iniziale, sulla strada che ora intraprenderanno i “girini”: meta il Passo del Monte Ceneri, il valico che divide in due distinte regioni il Canton Ticino, note appunto come “Sopraceneri” e “Sottoceneri”. La salita è facilissima, ancor più di quello che lasciano immaginare i dati riportati sulla planimetria ufficiale della tappa, che segna 12,6 Km al 1,7%. Di fatto, però, la salita vera e propria è limitata ai 1400 metri che precedono lo scollinamento, nei quali si devono superare appena 73 metri di dislivello. La pendenza media reale è del 5,1%, con uno strappo di 200 metri al 8%. Non dovrebbe costituire un’insidia la notevole ampiezza della carreggiata, praticamente un’autostrada, che provoca un effetto “trompe l'œil”, facendo intendere una pendenza inferiore a quella reale. Al massimo qualche velocista impreparato potrebbe sbagliare rapporto e staccarsi, in particolar modo se il Ceneri sarà attaccato a passo di carica. Ed a quel punto, potrebbe diventare difficile recuperare l’eventuale distacco, poiché la discesa successiva è molto veloce e non aiuta certo chi deve inseguire, soprattutto se davanti – com’è logico aspettarsi in un finale di una tappa destinata ai velocisti – andranno a tutta.
Prima di procedere con la descrizione del percorso, segnaliamo che anche la località di Rivera, dove ha inizio la salita del Ceneri, ha legami mondiali: nel 2003 i sentieri del soprastante Monte Tamaro hanno ospitato i campionati di mountain-bike, mentre è nativo del vicino paese di Isone l’ex corridore Mauro Gianetti, vincitore di Liegi e Amstel nella stagione 1995 ed attualmente team manager della Saunier Duval-Scott.
Conclusa la discesa, chi ha intenzione di andare a Locarno volge a sinistra, verso il Lago Maggiore. I “girini”, invece, prenderanno a destra, in direzione di Bellinzona, senza però giungervi. Alle porte del capoluogo cantonale (meritano una visita il complesso costituito dalla cinta muraria e dai tre castelli, protetti dall’UNESCO), il percorso varcherà il Ticino portandosi nel piccolo centro di Sementina, dove si trovano i cosiddetti “fortini della fame”, sistema difensivo progettato nel 1848, nel timore di un attacco da sud. Il temuto evento non avvenne mai (era l’epoca del risorgimento lombardo), ma la realizzazione dei forti diede lavoro e cibo alla manovalanza locale, donde il curioso nome attribuito al complesso.
A questo punto il percorso tornerà a volgere verso il Verbano, costeggiando il corso del Ticino, che prima di confluire nel lago attraversa le praterie del Piano di Magadino.
Una ventina di chilometri più avanti, totalmente pianeggianti, il Giro giungerà a Locarno, la terza città del cantone per numero d’abitanti ed importante stazione di villeggiatura, non esclusivamente estiva. Infatti, una funivia, la cui stazione di partenza (situata nei pressi del Santuario della Madonna del Sasso, principale emergenza artistica della città) è stata progettata dal famoso architetto Mario Botta, permette di salire al Monte Cardada, “la montagna delle quattro stagioni” dove si possono praticare diversi sport, dallo sci all’escursionismo, dalla corsa d’orientamento al parapendio.

I VALICHI DELLA TAPPA

Colma di Cardano (384 metri). Vi transita la SS 340, tra Menaggio e Cardano. È superata subito dopo aver scollinato la salita della Croce.

Passo del Monte Ceneri (554 metri). Aperto tra la Val Vedeggio ed il Piano di Magadino, quotato 534 metri sulle cartine ufficiali del Giro, è valicato dalla Strada Cantonale 2, tra Rivera e Cadenazzo. Sotto il valico transitano due trafori, autostradale e ferroviario (linea del San Gottardo; questo sarà soppianto dalla “Galleria di base del Monte Ceneri”, lunga quasi 15 Km ed attualmente in fase di scavo.)

Mauro Facoltosi [m.facoltosi@ilciclismo.it]

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