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Home  >   >  12° tappa: Forlì-Carpi
Forlì - Carpi, 171km

di Mauro FACOLTOSI

Brividi a go-go, a dispetto d’un profilo totalmente pianeggiante. La dodicesima tappa del Giro d’Italia, interamente tracciata in Emilia-Romagna, ci e si riserverà un finale ricco di emozioni, brividi di passione, ad effetto e fisici. Brividi di passione poiché gli ultimi 70 Km si svolgeranno in quella terra di grandi passioni che è il modenese. Naturalmente stiamo parlando in termini sportivi, di una zona d’Italia dove il tifo ha contagiato in tanti, a tutti i livelli, su su fino alle alte gerarchie: il sassolese Camillo Ruini, Cardinale di Santa Romana Chiesa e vicario generale di Papa Benedetto XVI per la chiesa di Roma, è un tifoso “sfegatato” del Bologna (si dice che snoccioli a memoria la formazione del 1940) e un grande esperto di ciclismo; giovane seminarista, a Coppi preferiva il “Pio” Bartali, e non poteva essere altrimenti per un futuro uomo di chiesa! E poi non possiamo dimenticare la Ferrari e le agrodolci gesta olimpiche di Dorando Pietri, al quale sarà dedicata questa frazione.
Brividi ad effetto, per i passaggi spettacolari che il modenese ci offrirà per il secondo anno consecutivo: nella scorsa edizione ci fu l’escursione sull’esclusiva pista di Maranello, mentre stavolta sarà abbattuto nientemento che un limite invalicabile, quando la corsa si “intrufolerà” all’interno della prestigiosa Accademia Militare di Modena.
Brividi li proveremo tutti per la volata finale, esercizio già palpitante di suo, ma che in quest’occasione acquisirà una dimensione ancor più fisica, corporea: la sperimenteranno i corridori quando faranno il loro ingresso sul rettifilo d’arrivo di Piazza dei Martiri, pavimentato in pavè. Sprintare sul porfido non è esercizio facile, perché gli interstizi tra una pietra e l’altra, anche nel caso dei pavè perfetti dei nostri centri storici, provocano brividi “fisici” prima alla bici e poi all’atleta. La bici sobbalza ed ondeggia, sembra quasi scappare da sotto il sedere (parole di Endrio Leoni) e i tradizionali equilibri della volata sono buttati all’aria.
La bandierina del via sarà abbassata a Forlì, l’antica “Forum Livii”, dal nome dell’accampamento qui fondato nel 188 a.C. da Caio Livio Salinatore, figlio del console che, vent’anni prima, aveva sconfitto le truppe cartaginesi di Asdrubale nella Battaglia del Metauro. In epoca etrusca la città fu rifondata col nome di Ficline, poi si giunse all’odierno Forlì. Il principale monumento è la basilica di San Mercuriale, eretta nel XII secolo.
Per quasi 40 Km si seguirà la SS 9, che ricalca il percorso della storica Via Emilia, fatta realizzare nel periodo della nascita del “Forum Livii” dal console Marco Emilio Lepido, con lo scopo di collegare in linea retta Piacenza a Rimini. Il primo importante centro attraversato dal percorso sarà Faenza, celebre per la produzione di ceramiche (termine che in francese è tradotto in “faïence”, chiaro omaggio alla città romagnola), poi si transiterà per “la Porta della Romagna”, com’è tradizionalmente definita Imola. Una tradizione per ora sospesa è quella della Formula 1: nel 2006 si è disputato l’ultimo GP sull’autodromo intitolato ad Enzo e Dino Ferrari ed inaugurato il 25 aprile del 1953 con il “GP CONI”, gara motociclistica valida per il campionato italiano delle classi 125 e 500. Per vedere in gara le auto bisognerà attendere un anno, quando andrà in scena la “Conchiglia d’oro Shell”, riservata a vetture Sport. Un tempio dello sport che ha accolto anche il ciclismo: memorabile l’edizione dei campionati del mondo del 1968, dominati da Vittorio Adorni. Una vittoria straordinaria, conquistata in una terra dove si mangia pane e ciclismo; ad un tiro di schioppo da Imola c’è Dozza che, quando era vivente il grande Luciano Pezzi, era una sorta di capitale ciclistica della Romagna. Ciclismo a parte, Dozza è un suggestivo borgo medievale, impreziosito dai “murales” che abbelliscono le facciate delle case, sulle quali è effigiato anche Marco Pantani.
A Castel San Pietro Terme, la corsa lascerà la Via Emilia per saltare Bologna mediante un percorso ad arco di una settantina di chilometri. Un “bypass” che eviterà il passaggio, in un giorno feriale, nel centro dell’antica Felsina, passata alla storia come la “grassa” (per la sua fama gastronomica) e la “dotta” (l’“Alma mater studiorum” è la più antica università del mondo occidentale), mentre sono meno noti i soprannomi “turrita” e “Piccola Venezia”: il primo fa riferimento alle 200 torri che un tempo svettavano nel centro storico e che oggi sono in gran parte scomparse; sussistono ancora, spesso interrati, i canali che le fecero meritare il secondo, apparentemente irriverente, accostamento (esisteva anche un porto, in epoca medioevale considerato come il maggiore d’Europa tra quelli fluviali, rimasto in attività fino agli inizi del secolo scorso).
Cambiata direzione di marcia, la carovana del Giro si porterà a Medicina, paese il cui nome ha origine da una leggenda, secondo la quale Federico Barbarossa, ammalatosi gravemente mentre era in viaggio verso Milano, guarì improvvisamente quando, giunto da queste parti, nella minestra che stava sorbendo cadde fortuitamente una serpe. Rimanendo in tema “gastronomico”, questa zona di Romagna è famosa per la produzione delle pesche nettarine, alle quali è dedicata una corsa a tappe riservata agli under 23 (l’edizione 2008 scatterà il giorno precedente proprio da Medicina).
Tornando a puntare verso ovest, si attraverserà Budrio, paese d’inventori; infatti, dalla genialità di due budriesi sono nati i fusi orari (Giuseppe Barilli) e l’ocarina (Giuseppe Donati), strumento musicale a fiato di forma ovoidale. Nativo di questo centro è anche Ettore Guizzardi, il pilota dell’Itala nel leggendario raid automobilistico “Pechino – Parigi" (1907).
Circa 15 Km ad ovest di Bologna, seguendo la strada provinciale “Trasversale di Pianura”, si sovrappasserà l’Autostrada del Brennero e ci si porterà a San Giovanni in Persiceto, luogo di svolgimento di una delle più importanti manifestazioni carnascialesche d’Italia, il “Carnevale Persicetano”, caratterizzato dall’esecuzione dello “Spel”, la trasformazione in corsa, mediante effetti speciali, dei carri allegorici.
A questo punto il percorso della tappa scenderà nuovamente verso la Via Emilia, riprendendola all’ingresso di Castelfranco Emilia, il primo centro del modenese attraversato. Il 16 marzo 1891 vi nacque Alfonsina Morini, passata alla storia col cognome del marito, il cesellatore Luigi Strada: fu lui ad apprezzare il talento sportivo della moglie, permettendole di trasferirsi a Milano, dove avrebbe potuto allenarsi con tranquillità, lontano dai malumori dei genitori di lei, contadini molto tradizionalisti. L’episiodio più celebre della sua carriera, nel corso della quale conquistò 36 successi, fu la partecipazione al Giro d’Italia del 1924, avvenuta tra mille polemiche (sopprattutto per il clima politico dell’epoca): giunse fuori tempo massimo nella settima tappa, ma la giuria le consentì di continuare la corsa, seppur fuori classifica.
Sulla SS 9 si rimarrà per poco meno di un chilometro, giusto il tempo di uscire da Castelfranco e di imboccare la provinciale che, costeggiando il fiume Panaro, andrà a lambire le estreme propaggini della catena appennica, laddove queste si stemperano nella Pianura Padana. Senza nemmeno accorgersene si “salirà” sino ai 129 metri di Maranello, tetto di questa tappa: infatti, il già poco dislivello, una sessantina di metri, sarà diluito in oltre 10 Km di strada.
Da queste parti l’automobilismo non è esclusivamente monopolio della Ferrari: nel prossimo centro toccato dal percorso, San Cesario sul Panaro, ha sede la “Pagani”, casa fondata nel 1998 da un fan del pilota argentino Juan Manuel Fanjo e specializzata in vetture esotiche e supercar.
Ai palati meno sportivi, invece, si consiglia una sosta nella vicina Spilamberto, sede di un museo dedicato all’aceto balsamico e luogo di produzione di locali amaretti e del nocino modenese. Chi è alla ricerca di qualcosa di più sostanzioso deve discostarsi leggermente dal percorso di gara e recarsi a Castelnuovo Rangone, centro ribattezzato “il paese del maiale”. A questo punto, per innaffiare il tutto non c’è niente di meglio del Lambrusco Grasparossa, un D.O.C. prodotto principalmente nella vicina Castelvetro di Modena.
Concluse queste disgressioni goderecce, torniamo a concentrarci sul percorso di gara che, negli ultimi 40 Km, ricalcherà quasi fedelmente il tracciato della Maratona d’Italia, una delle principali manifestazione podistiche che si svolgono nella nostra nazione. Si disputa nel mese d’ottobre, lungo i canonici 42,195 Km che collegano Maranello (è, infatti, dedicata alla memoria del “Drake”) a Carpi, tracciata su strade pianeggianti, con l’intrusione di quattro piccoli cavalcavia, “robetta” che al Tour ispirerebbe agli organizzatori la collocazione di traguardi GPM di 4a categoria. Uscendo da Maranello, si sfiorerà la Galleria del Vento della Ferrari, avvenieristica struttura progettata da Renzo Piano e presso la quale avviene il raduno di partenza della Maratona. Si transiterà quindi per Formigine, dove anche quest’anno scenderanno in strada a far festa i concittadini del “Cobra”, com’è sopprannominato Riccardo Riccò.
Passando per Modena, si varcherà il portone della storica Accademia Militare, ospitata dal 1947 nel Palazzo Ducale, una delle più importanti e vaste dimore principesche del Seicento, appartenuta agli Estensi. L’accademia è la più antica istituzione del genere, aperta a Torino nel 1678 dalla duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours ed in seguito traslocata a Lucca e Lecce, prima di approdare definitivamente nella città emiliana. La scelta cadde su Modena perché qui sussisteva da tempo una lunga tradizione di scuole militari, iniziata con la fondazione, per opera del duca Francesco III d’Este, della “Accademia e Conferenza di Architettura Militare” (1756).
Completerà l’escursione modenese il passaggio sul tratto urbano della Via Emilia, transitando a due passi dalla centralissima Piazza Grande, sulla quale si affaccia quel capolavoro del romanico che è il Duomo di San Geminiano.
Il tracciato della tappa tornerà ora ad inoltrarsi nella Pianura Padana, seguendo l’ex SS 413 e abbandonandola all’altezza della stazione di Soliera, per andare ad attraversare il centro di questo comune.
Carpi è oramai alle porte; meno di 10 Km più avanti, si giungerà nella spettacolare Piazza dei Martiri, una delle più belle d’Italia. La caratterizzano ad ovest un interminabile portico di 52 colonne, a nord la cattedrale di Santa Maria Assunta, ad est il Castello dei Pio e, sul piano orizzontale, la presenza dei sampietrini, che renderanno particolarmente “ballerino” l’epilogo della dodicesima fatica del Giro 2008.

Mauro Facoltosi [m.facoltosi@ilciclismo.it]

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