RIVA DEL GARDA – ISEO: VINO ANDANTE MA NON TROPPO

Quest’anno la “wine stage” non sarà accompagnata dal ticchettio dei cronometri, che il giorno prima avranno sancito importanti verdetti lungo l’asse Trento-Rovereto. La tappa dei vini si correrà in linea e sarà una frazione sulla carta destinata ai velocisti ma che potrebbe riservare anche qualche sorpresa. La salita di Molina di Ledro in partenza, infatti, potrebbe ispirare le fughe da lontano e magari anche il tentativo di qualche corridore intenzionato a recuperare fin da subito il terreno perduto a cronometro. Fantaciclismo? No, a rileggere le cronache d’un Giro di 26 anni fa…

La “wine stage” quest’anno sarà servita liscia e non avrà il solito aspetto di un’appassionante sfida contro l’orologio ma quello di una tappa secondaria, di quelle che di primo acchito si definiscono di “trasferimento”, collocata come un cuscinetto tra la crono di Rovereto e il trittico sulle alpi occidentali che definirà la classifica generale e che comincerà 24 ore più tardi con l’arrivo in salita a Pratonevoso. Vista l’altimetria vien subito da preconizzare un arrivo allo sprint come più probabile conclusione di questa frazione che, però, potrebbe anche riservarci inattese emozioni. Infatti, pur con diverse differenze, il tracciato da percorrere tra Riva del Garda e Iseo ricorda quello di una tappa disputata al Giro del 1992 e che non si rivelò per nulla tranquilla per la maglia rosa di turno, il grande Miguel Indurain. Quel giorno pure si partiva dalla località trentina sulle spone del Benaco per arrivare a Palazzolo sull’Oglio e il percorso nei primi 100 Km quasi coincideva con quello odierno, con l’ascesa al Passo del Cavallo al posto del GPM di Lodrino mentre anche in quell’occasione si saliva a Molina di Ledro subito dopo il via e a San Giovanni di Polaveno al termine di questo primo tratto di gara. Completamente diverso era il finale ma, allora come oggi, era previsto un circuito finale tra i vigneti della Franciacorta, caratterizzato da un profilo dolcemente vallonato ma privo di vere e proprie salite. Quel giorno vinse il francese François Simon ma poco ci importa l’ordine d’arrivo, ci interessa di più cosa avvenne sulla lunga salita da affrontare in avvio – 10 Km al 5,5% – ovvero un attacco a 7 Km dalla partenza al quale presero parte il secondo della classifica generale (Conti), il terzo (Chiappucci), il quarto (Giovannetti) e il settimo (Chioccioli), mentre non c’era la maglia rosa Indurain e questo fu una sorpresa anche perché fino a quel momento si era visti ben pochi attacchi al vertice e la corsa rosa si era rivelata agonisticamente abbastanza deludente, parzialmente salvata dai tentativi di Chioccioli. Il campione navarro, nonostante il prezioso aiuto apportatogli dallo statunitense Hampsten, faticò non poco a rintuzzare l’attacco e gli occorsero ben 40 Km per completare l’inseguimento alle “lepri”, che avevano raggiunto un vantaggio di poco superiore al minuto, spremendo il gruppo al punto che poi questi non ebbe più la forza per reagire al successivo tentativo di fuga, stavolta apportato da corridori di seconda schiera lontani dai piani alti della classifica, che riuscì ad andare al traguardo dove, come abbiamo detto, s’impose il transalpino Simon. Sull’esito della diciassettesima tappa del 101° Giro d’Italia, dunque, potrebbe pesare la particolare situazione in classifica che si avrà all’uscita della cronometro di Rovereto e che, memori della giornata sportiva vissuta 26 anni fa, potrebbe nuovamente ispirare un tentativo sulla salita iniziale verso la valle di Ledro, iscritta nell’elenco dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO per il sito archeologico palafitticolo scoperto nel 1929 grazie a un temporaneo abbassamento del livello delle acque del Lago di Ledro. Dopo lo scollinamento della salita di Molina, a tutto vantaggio degli eventuali attaccanti inizierà un tratto in quota di una decina di chilometri nel corso del quale l’itinerario di gara toccherà Bezzecca, celebre per l’Obbedisco con il quale il 9 agosto del 1866 Giuseppe Garibaldi, che qui si trovava dopo avervi vinto alcune settimane prima la Battaglia di Bezzecca a capo del Corpo Volontari Italiani, rispose al telegramma del generale Alfonso La Marmora che lo invitava ad arrestare la sua marcia in direzione di Trento, episodio della Terza Guerra di Indipendenza. Raggiunte le sponde di un altro specchio lacustre, il piccolo laghetto d’Ampola, inizierà la discesa che porterà la corsa nella valle del fiume Chiese, dove il tracciato diventerà pianeggiante per circa 25 Km, tratto a cavallo del quale la corsa rosa lascerà il Trentino per passare in Lombardia. La regione natale del Giro, che quest’anno non toccherà la sua “culla” Milano, accoglierà la corsa sulle sponde del Lago d’Idro, dove i “girini” transiteranno ai piedi della Rocca d’Anfo, forticazione eretta sul Monte Censo nel XV secolo dalla Repubblica di Venezia, utilizzata nel corso dei secoli utilizzata anche come santabarbara e carcere. Dopo Vestone si lasceranno le rotte percorse nella citata tappa del 1992, che a questo punto proseguiva verso Barghe e Lumezzane, per elevarsi dal fondovalle del Chiese verso i 735 metri dell’abbordabile valico della Cocca di Lodrino (6 Km al 5,2%), raggiungendolo dal versante che sfiora il Parco delle Fucine di Casto, all’interno del quale si trovano spettacolari cascatelle e percorsi attrezzati con zip lane, ponti tibetani e pareti per arrampicate. Si scenderà poi in Val Trompia, la centrale tra le “tre valli bresciane” (le altre sono la Val Sabbia e la Val Camonica), famosa fin dall’antichità per le sue miniere di ferro, oggi non più estratto ma ancora lavorato nei centri della valle e in particolare a Lumezzane. Da queste parti non si “forgiano” solo manufatti in ferro ma anche campioni e lo ricorda la cronoscalata che da Gardone Val Trompia conduce ai Prati di Caregno: organizzata per la prima volta nel 1972, questa corsa riservata a quelli che un tempo erano definiti “dilettanti” è spesso un’osservata speciale da parte dei dirigenti delle squadre professionistiche alla ricerca di futuri talenti come fu, per esempio, il vincitore dell’edizione 1989 Ivan Gotti, che passerà nella massima categoria due anni più tardi e che s’imporrà in due edizioni del Giro d’Italia. Dopo Gardone – dove si trovano la gotica Basilica di Santa Maria degli Angeli e Villa Beretta, che fu a lungo dimora della famiglia dela storica azienda d’armi fondata nel 1526 – si ritroveranno i “binari” della tappa del 1992 ai piedi dell’ultima ascesa che caratterizza il tratto iniziale di questa frazione e che culmina ai 592 metri della frazione San Giovanni del comune di Polaveno, dove si giunge dopo aver affrontato 6 Km di strada inclinata al 4,6%. Più pendente è la successiva picchiata verso Ome (4,5 Km al 7,3%), terminata la quale si entrerà in Franciacorta, terra celebre per i suoi spumanti sulla quale gli studiosi non sono mai riusciti a far chiarezza sull’origine del particolare toponimo. Da qui in avanti le difficoltà altimetriche saranno quasi nulle, con il grafico che si “esibirà” al massimo in dolci falsipiani disegnati tra vigneti che offrono spettacolari visioni verso il Lago d’Iseo e la più grande isola lacustre d’Italia, Montisola, nell’estate del 2016 resa accessibile anche ai pedoni dalla terraferma mediante la celebre “The Floating Piers”, la passerella galleggiante temporanea creata dall’artista bulgaro Christo. Quello era un monumento “provvisorio” aggiuntosi a quelli “stabili” presenti in questa zona, com’è per esempio, proprio all’inizio del tratto franciacortino, l’abbazia di San Nicola, situata alle porte di Rodengo-Saiano e fondata da monaci cluniacensi nell’XI secolo: successivamente sarà totalmente ricostruita a partire dal 1450 da monaci olivetani, ai quali era stata affidata da papa Eugenio IV e ai quali tornerà nel 1969 su iniziativa del pontefice bresciano Paolo VI. Si giungerà quindi a Passirano, centro che un tempo era diviso in due borghi rispettivamente soprannominati Mattina e Sera, con quest’ultimo caratterizzato da un castello che è uno dei meglio conservati della Lombardia. Alle porte di Rovato – paese d’origine del direttore sportivo dell’Astana Giuseppe Martinelli, nativo della frazione di Lodetto – il percorso proseguirà parallelo alla catena del Monte Orfano, “exclave” della catena prealpina completamente circondata dalla pianura padana e che funge da confine naturale tra questa e l’area collinare della Franciacorta. È in questo tratto che la corsa transiterà da Erbusco, centro che per vent’anni tempo ha abbinato il piacere del bere a quello del mangiare grazie al grande chef Gualtiero Marchesi, che vi ha trasferito il suo celebre ristorante dal 1993 al 2013, ospitato all’interno di uno degli hotel più di “charme” della Franciacorta. Raggiunta la vicina Adro, situata ai piedi della massima elevazione di queste “colline che danno vino” (il Monte Alto, 651 metri, non a caso definito il “belvedere della Franciacorta”), la corsa entrerà nel circuito conclusivo tagliando per la prima volta la linea d’arrivo di Iseo quando mancheranno 24 Km alla conclusione, dopo aver costeggiato la zona umida di importanza internazionale delle Torbiere del Sebino, che si possono ammirare dall’alto in film di Lina Wertmüller del 1973, “Film d’amore e d’anarchia – Ovvero “Stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…”. Siamo all’inizio di un finale di gara apparentemente agevole ma che riserverà comunque alcune insidie, sotto la forma di rotatorie, strade a carreggiata ristretta (in particolar modo nell’attraversamento dei borghi) e di passaggi a livello, l’ultimo dei quali sarà superato a 6 Km dall’arrivo. All’inizio del circuito ci sarà il passaggio per Provaglio d’Iseo, il paese dei Gavazzi: non stiamo parlando dell’attuale corridore professionista Francesco Gavazzi (Androni Giocattoli-Sidermec), che ha origini valtellinesi e non ha quindi nessun legame di parentela con Mattia, Nicola e soprattutto il più celebre “Pierino”, che gareggiò tra il 1973 e il 1992 e che si espresse in particolar modo allo sprint, dove conquistò 5 tappe al Giro e la Milano-Sanremo del 1980 precedendo Giuseppe Saronni e Jan Raas. È un’ebbrezza tutta particolare quella sprint – e approfittiamo dell’occasione per ricordarvi che sono nati in Franciacorta altri due grandi velocisti italiani degli anni ’80, Paolo Rosola e “Guidone” Bontempi – che il Giro 2018 tornerà a rivivere qualche chilometro più avanti, al momento di far ritorno sulle sponde del Sebino per la penultima volata della 101a edizione della corsa rosa.

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Soglia di Molina di Ledro (655 metri). Quotata 656 metri sulle cartine del Giro 2018, vi transita la SS 240 “di Loppio e di Val di Ledro” nei pressi dell’omonimo abitato. È stata valida come Gran Premio della Montagna nella citata tappa del 1992, quando vi scollinò in testa Giorgio Furlan, e anche nelle fasi iniziali della Rovereto – Brescia del 2002 (vinta da Cipollini), quando conquistò il GPM Alessio Galletti, il corridore tragicamente scomparso tre anni dopo per un attacco cardiaco durante la Subida al Naranco.

Passo dell’Ampola (747 metri). Vi transita la SS 240 “di Loppio e di Val di Ledro” tra l’omonimo lago e Storo.

Sella di Lodrino (735 metri). Quotata 736 metri sulle cartine del Giro 2018 e chiamata anche “Valico della Cocca di Lodrino”, vi transita la SP 3 “Lodrino-Nozza” tra Nozza e Lodrino. Il Giro l’ha scalata due volte, la prima durante la tappa Rovato – Monte Bondone del Giro del 2006, vinta da Ivan Basso, e che vide svettare per primo a Lodrino il colombiano Miguel Ángel Rubiano. L’anno successivo l’ascesa fu inserita nei chilometri iniziali dell’ultima tappa del Giro, Vestone – Milano vinta dall’argentino Maximiliano Ariel Richeze, ma il passaggio in vetta non fu “registrato” non essendo previsto il GPM in quest’occasione.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Riva del Garda

Il Lago di Ledro visto dal Museo delle Palafitte di Molina di Ledro

Il Museo Garibaldino di Bezzecca

Lago d’Ampola

Il Lago d’Idro visto dalla Rocca d’Anfo

Cascata nel Parco delle Fucine di Casto

Gardone Val Trompia, Basilica di Santa Maria degli Angeli

Gardone Val Trompia, Villa Beretta

Rodengo-Saiano, Abbazia di San Nicola (www.scopribrescia.com)

Rodengo-Saiano, Abbazia di San Nicola (www.scopribrescia.com)

Rodengo-Saiano, Abbazia di San Nicola (www.scopribrescia.com)

Castello di Passirano

La catena del Monte Orfano vista dalla Franciacorta

Panorama sulla Franciacorta e sul Monte Orfano visti dalla cima del Monte Alto

Montisola vista dalla “Floating Piers”, la passerella galleggiante installata nell’estate di due anni fa dall’artista bulgaro Christo sulle acque del Lago d’Iseo

Le Torbiere del Sebino viste da Provaglio dIseo come appaiono nel film Film damore e danarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza... (www.davinotti.com)

Le Torbiere del Sebino viste da Provaglio d'Iseo come appaiono nel film "Film d'amore e d'anarchia, ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza..." (www.davinotti.com)

Provaglio d’Iseo, Monastero di San Pietro in Lamosa

Iseo, Pieve di Sant’Andrea

Vigneti della Franciacorta con vista sul lago d’Iseo e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2018 (www.hellotaste.it)

Vigneti della Franciacorta con vista sul lago d’Iseo e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2018 (www.hellotaste.it)

Vigneti della Franciacorta con vista sul lago d’Iseo e, in trasparenza, l’altimetria della diciassettesima tappa del Giro 2018 (www.hellotaste.it)