PRAIA A MARE – MONTEVERGINE: PARTENIO, IL MONTE SILENTE

Secondo arrivo in quota per il Giro 2018, che fa ritorno sulla salita di Montevergine, una delle più “silenziose” della Corsa Rosa, che mai ha permesso di scrivere grandi pagine di sport a causa di pendenze sempre tenere. Ma c’è un precedente che ci dice che, se affrontata con il giusto piglio e con un’altra tappa di montagna nelle gambe (proprio come accadrà quest’anno), la salita irpina potrebbe alzare un po’ la voce…

È silenzioso il Partenio e non soltanto per l’orante presenza dei monaci di Montevergine. La montagna di Avellino non ha mai sentenziato granchè anche quando lassù è salito il Giro d’Italia con il suo baccano di contorno perché quasi sempre la tappa è terminata allo sprint, certamente senza i velocisti e a ranghi ridotti, ma senza nemmeno selezione tra i nomi che contano, giunti tutti assieme al traguardo. Per esempio, l’ultima volta che la corsa rosa ha proposto l’arrivo al santuario si erano presentati in 25 sulla linea d’arrivo, tagliata per primo dal belga Bart De Clercq. Era successo lo stesso nel 2001 e nel 2007, al termine di frazioni entrambe vinte da Danilo Di Luca, ma c’è un precedente che fa ben sperare, datato 15 maggio 2004. Quell’anno Montevergine non era prima tappa di montagna ma arrivava dopo averne già affrontata una abbastanza impegnativa, quella del Corno alle Scale conquistata da Gilberto Simoni, e – forse per la particolare situazione di classifica e per le fatiche fin lì già accumulate – in quell’occasione con il vincitore Damiano Cunego arrivarono paritempo solo altri tre corridori, mentre dietro si segnalarono distacchi sempre più crescenti, con i primi venti dell’ordine d’arrivo raccolti nel fazzoletto di una cinquantina di secondi. Quest’anno si avrà nelle gambe la tappa dell’Etna e la speranza è che, come 14 anni fa, l’ascesa al santuario irpino sia più diabolica che angelica, come lascerebbero invece intendere le sue pendenze. Perché a rendere questa salita poco selettiva, al di là di un’eventuale scarsa belligeranza in gruppo, è la sua facilità: si sale constantemente negli ultimi 17 Km – non pochi a dire il vero – ma con inclinazioni che non mandano certamente in sollucchero gli scalatori e che non vanno oltre il 5% medio e il 10% massimo. Oltre a questo, va fatto notare che molto prima dell’ascesa finale si percorrerà un tratto che potrebbe avere un peso non indifferente nonostante si esca da esso quando mancheranno quasi 100 Km al traguardo: per quasi 70 Km si pedalerà costantemente su di una strada a scorrimento veloce che supera in quel tratto tre salite, pedalabili nelle pendenze ma ingannevoli perché è risaputo che le ampie corsie tipiche di queste strade ingenerano una specie d’effetto “trompe-l’oeil” che lascia intendere all’occhio una pendenza inferiore di quella reale. Spesso capita di non accorgersene e, se in quel tratto dovesse verificarsi un’improvvisa accellerazione, ci si può trovare a spendere più energie del necessario, quelle che poi potrebbero mancare al momento di salire verso Montevergine: proprio un’accelerazione in un tratto d’autostrada, inserita all’ultimo momento a causa di un’interruzione dell’Aurelia, risultò determinante per il successo di Paolo Bettini alla Milano-Sanremo del 2003, una delle ultime edizioni della Classicissima sfuggita al controllo delle squadre dei velocisti.
Lunga 208 Km, la tappa che aprirà la seconda settimana di corsa scatterà da Praia a Mare proponendo una serie di dolci saliscendi nei primi 30 Km, lungo l’unico “affaccio” sul Tirreno della Basilicata che ha qui una delle sue perle in Maratea, località balneare dominata dal Monte San Biagio, sulla cui cima l’artista fiorentino Bruno Innocenti realizzò negli anni ’60 una statua raffigurante il Redentore alta 21 metri, terza in altezza tra quelle erette in Europa e settima al mondo. Percorso questo primo tratto la corsa entrerà in Campania, sulle cui strade si rimarrà fin sul traguardo finale, all’altezza di Sapri, località celebre per un personaggio immaginario al quale è stata anche dedicata una statua, la “Spigolatrice” che assistette al fallimento della spedizione di Carlo Pisacane – fatto storico realmente avvenuto nel 1857 – nella poesia di Luigi Mercantini, che le mise sulle labbra la famosa frase “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti”. L’ultimo tratto disegnato lungo l’incantevole Golfo di Policastro si snoderà in pianura fin quando si volterà le spalle al mare per addentrarsi nell’entroterra del Cilento, la sottoregione montuosa della Campania che dal 1998 è iscritta, con il suo parco nazionale istituito sette anni prima, nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO. È in quest’area che si snoda la strada a scorrimento veloce che ora andrà a imboccare il gruppo, affrontando subito la prima delle tre salite che caratterizzano questo tratto. Dopo 6,5 Km al 5,4% si finirà di salire in prossimità degli svincoli per Roccagloriosa e San Giovanni a Piro, presso il quale si trova il Santuario della Madonna Santissima di Pietrasanta, eretto in posizione panoramica sui colli cilentani da un gruppo di monaci basiliani che, verso il 1200, scolpirono una statua della Vergine Maria nella roccia del Monte Piccotta. È una meta poco nota poiché la maggior parte dei turisti che percorrono questa superstrada sono diretti al successivo svincolo per Marina di Camerota e Palinuro, le due più rinomate stazioni balneare del Cilento, passato il quale per i “girini” inizierà la successiva ascesa, che termina dopo circa 11 Km al 4,3% nei pressi di un altro svincolo, quello per Cuccaro Vetere, e forse non è un caso che la superstrada sfiori questo centro la cui collocazione geografica ne fece un capisaldo difensivo di queste terre, un passato testimoniato dal castello eretto dai normanni. Col trascorrere dei secoli acquisì un ruolo più predominante il vicino centro di Vallo della Lucania, anche oggi sede vescovile e in effetti i principali monumenti di questa cittadina, che il gruppo lambirà al termine della seconda discesa, sono luoghi di culto: in particolare si segnalano la cattedrale dedicata al santo turco Pantaleone di Nicomedia e l’antichissima badia di Santa Maria di Pattano, monastero fondato da monaci bizantini in data imprecisata, sicuramente antecedente al 993, l’anno nel quale si ha la prima citazione del convento in un documento che concerneva una lite nata a causa dei confini dei poderi vicini. Il successivo tratto di superstrada scorre via senza difficoltà, salvo un’ascesa meno sensibile delle precedenti che termina all’altezza dello svincolo di Prignano Cilento dopo aver sfiorato la zona dove si trova l’invaso artificiale di Piana della Rocca, creato sbarrando con una diga di terra il corso dell’Alento in un tratto del fiume dove oggi è stata creata un’oasi naturalistica. Si tornerà a pedalare su strade più “ortodosse” alle porte della località balneare di Agropoli, il cui castello a pianta triangolare è legato alle figure della scrittice francese Marguerite Yourcenar, che lo citò un suo racconto (“Anna, soror…”, uno dei tre che compongono il romanzo ambientato tra Fiandre e Italia “Come l’acqua che scorre”), e la nobildonna napoletana Luisa Sanfelice, la cui figura ispirò un romanzo di Alexandre Dumas padre. Poco chilometri più avanti si prospetta uno spettacolare passaggio a effetto per il gruppo, nel bel mezzo dell’area archeologica di Paestum, antica città della Magna Grecia fondata in onore del dio del mare Poseidone (il Nettuno dei romani) e i cui templi nel 1971 fecero da quinta ad alcune scene del film commedia storico “Scipione detto anche l’Africano”, nel quale recitarono insieme – nell’unica occasione della loro carriera – i fratelli Mastroianni, l’indimenticato Marcello e il meno noto Ruggero, che successivamente costruirà la sua fama operando nella post-produzione come montatore di film, attività che lo porterà a vincere un Nastro d’Argento e ben cinque David di Donatello.
Il tratto successivo sarà uno dei più snervanti e infiniti della tappa perché per una trentina abbondante di chilometri si procederà quasi costantemente lungo un rettilineo leggermente arcuato verso sinistra, quello disegnato dalla litoranea che segue l’”onda” del Golfo di Salerno in direzione di quest’ultimo centro, avendo sullo sfondo, come punto di riferimento, il profilo della Penisola Sorrentina che si farà sempre più vicino e che verso chi guarda si affaccia con la celeberrima Costiera Amalfitana. Sono bellezze che i corridori potranno vedere solo da lontano perchè, una volta arrivati a Salerno, il percorso virerà verso l’interno lasciandosi alle spalle il Mar Tirreno e imboccando il lieve falsopiano che condurrà a Baronissi, centro dove è ancora vivo il ricordo dell’arrivo della settima tappa del Giro d’Italia femminile (il “Giro Rosa”) dell’anno scorso, non tanto per la vittoria della spagnola Sheyla Gutiérrez quanto per il tremendo incidente occorso durante la frazione a Claudia Cretti, rimasta per diverse ore in coma facendo temere l’intera Italia sportiva per la sua vita e poi fortunatamente ripresasi a tempo di record. Raggiunta la vicina Mercato San Severino, il cui castello è il secondo d’Italia per estensione (il perimetro delle sue mura misura circa 2 Km), la corsa entrerà in provincia di Avellino, che accoglierà il gruppo con la “salita della Laura”, com’è localmente chiamata l’ascesa di 4,5 Km al 5,1% che conduce verso Celzi e i cui tornanti da una decina d’anni sono diventati teatro della gara automobilistica denominata “Slalom della Laura”. È il biglietto da visita dell’oramai prossima ascesa verso Montevergine, che inizierà una dozzina di chilometri più avanti, percorso un tratto in quota che terminerà al momento del passaggio dal quadrivio della Taverna del Pezzente, il cui nome ricorda quello d’una scomparsa osteria nella quale era possibile gustare per l’appunto il “pezzente”, salume tipico di queste terre, celebrato annualmente da una sagra che si tiene in estate nella non lontana Montefredane.
L’inizio dell’ascesa è dolcissimo e, nonostante si raggiunga quasi subito il punto di pendenza massima (10%), lo è anche nell’agevole tratto successivo al passaggio da Mercogliano, alle cui porte si trova il Palazzo Abbaziale di Loreto, costruito dopo che un terremoto nel 1732 aveva raso al suolo un precedente monastero, costruito per dare alloggio ai monaci di Montevergine in caso di necessità o malattie, come quelle che colpivano quei religiosi il cui fisico mal sopportava la rigidissima dieta imposta dal fondatore dell’ordine dei “Verginiani”, il santo monaco Guglielmo da Vercelli, e che vietava loro di cibarsi di carne, uova e latticini, antesignana degli odierni dettami del veganesimo. Oggi, invece, l’unica dieta che i corridori faranno è quella di pendenze cattive, che non troveranno nemmeno quando la salita, transitati da Ospedaletto d’Alpinolo, si farà un po’ più impegnativa, mentre la strada vincerà i tratti più aspri delle pendici del Partenio “accoccolandosi” nelle spire di una ventina di panoramici tornanti. Ma stavolta, si spera, potrebbero non esserci soltanto i panorami da rimirare…

Mauro Facoltosi

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella. Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Baronissi e Mercato San Severino, costituisce lo spartiacque tra il bacino del fiume Irno e quello del torrente Solofrana. Non è segnalata sul testo di riferimento “Valichi stradali d’Italia” (Georges Rossini, Ediciclo).

Sella Guardia di Sopra (380 metri). Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Montoro Inferiore e Celzi. È la “salita della Laura” citata nell’articolo, che fu affrontata come GPM nel 2001, in occasione di una frazione che partiva da Potenza per concludersi proprio al santuario di Montevergine, vinta da Danilo Di Luca. A scollinare in testa a Celzi fu, invece, il colombiano Freddy González.

Sella (449 metri). Valicata dalla SS 88 “dei Due Principati” tra Celzi e la località Contrada.

RINGRAZIAMENTI

Segnaliamo che le citazioni cinematografiche (nel testo e nella fotogallery) sono frutto della collaborazione con il sito www.davinotti.com, che ringraziamo per la disponibilità.

FOTOGALLERY

Il Cristo di Maratea

La statua della Spigolatrice di Sapri ''sorveglia'' il golfo di Policastro (ventisqueras.wordpress.com)

La statua della Spigolatrice di Sapri “sorveglia” il golfo di Policastro (ventisqueras.wordpress.com)

Il santuario della della Madonna Santissima di Pietrasanta a San Giovanni a Piro

La badia di Santa Maria di Pattano vista dal tratto di superstrada a valle di Vallo della Lucania

L’invaso artificiale di Piana della Rocca; sullo sfondo si intravede un viadotto della superstrada che il gruppo percorrerà nell’attraversamento del Cilento

Vista panoramica sul golfo di Salerno dagli spalti del castello di Agropoli

Scena de ‘’ Scipione detto anche lAfricano’’ girata tra i templi di Paestum (www.davinotti.com)

Scena de ‘’ Scipione detto anche l'Africano’’ girata tra i templi di Paestum (www.davinotti.com)

La Penisola Sorrentina vista dalla strada litoranea per Salerno

Duomo di Salerno

Castello di Mercato San Severino

Uno dei cinque tornanti della “Salita della Laura”

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Il palazzo abbaziale di Loreto a Mercogliano (tripadvisor.com)

Uno dei panoramici tornanti della strada diretta al Santuario di Montevergine

Santuario di Montevergine

La cima innevata del Monte Partenio e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2018 (Panoramio)

La cima innevata del Monte Partenio e, in trasparenza, l’altimetria dell’ottava tappa del Giro 2018 (Panoramio)