REGGIO EMILIA – TORTONA: UNA VELLUTATA DI PIANURA

Tra le 19 frazioni in linea del Giro 2017 questa sarà l’unica a non proporre nemmeno una salita. Pianura e solamente pianura incontreranno i “girini” nel percorrere i 162 Km predisposti tra Reggio Emilia e Tortona, traguardo dell’ultima frazione che gli organizzatori hanno destinato ai velocisti. Insidie pari a zero, dunque? No, occhio al vento! Il rischio ventagli è sempre presente nelle tappe di pianura, come c’insegna l’ultima Parigi-Nizza.

Tappe come queste sono come le mitiche figurine Panini di Pier Luigi Pizzaballa e William Vecchi: semplicemente introvabili! In un’epoca nella quale l’immagine è spesso più importante della sostanza una tappa come quella che condurrà la carovana da Reggio Emilia a Tortona, priva d’ogni briciolo di salita, vien quasi voglia di saltarla a piedi pari e di passare alla frazione successiva, tanto oggi non accadrà nulla. Ma ci vogliono, una volta ogni tanto, tappe così disegnate, soprattutto all’interno di un grande giro ben infarcito di difficoltà e che da qui all’approdo finale non offrirà più un momento di tregua. Le otto rimanenti frazioni della corsa rosa saranno tutte d’alta classifica (Canazei a parte, che però non sarà per velocisti) e, con questa prospettiva di corsa, a questo punto era quasi un obbligo morale inserirna una tranquilla, unicamente votata all’arrivo allo sprint. C’è da metter la mano sul fuoco che le formazioni dei velocisti, che dopo questa giornata quasi sicuramente prepareranno le valigie e torneranno a casa, faranno “catenaccio” sin dalla partenza, vissuta ad altissima intensità per impedire che si formino tentativi di fuga troppo pericolosi e troppo nutriti. Dovranno trascorrere parecchi chilometri finchè dietro si abbassi un attimo la guardia e sia lasciato campo libero alla fuga del giorno, tenuta sotto stretta sorveglianza e, molto probabilmente, destinata a fallire molto lontano dal traguardo. Ad agevolare il lavoro dei “treni” collaborerà non poco anche la scorrevolissima planimetria di questa tredicesima frazione, nella quale le curve si potranno quasi contare sulle punta delle dita. Se ne incontreranno solamente quando la linearità della Via Emilia prima e della Statale Padana Inferiore poi s’interromperà momentaneamente nell’attraversamento dei centri abitati e la più problematica sarà quella, quasi a gomito, che a 400 metri dal traguardo introdurrà nel rettilineo d’arrivo, certamente il tratto più veloce della tappa anche perchè in quel frangente la strada tenderà leggermente a scendere. È sbagliato, però, definire questa frazione totalmente sgombra d’insidie e ne è testimone di quante sorprese tappe simili possano riservare Richie Porte. Il corridore australiano della BMC al Giro di due anni fa in ben due occasioni si ritrovò a perder terreno prezioso in tappe completamente pianeggianti come questa (a Forlì per una foratura con penalizzazione e a Jesolo per una caduta) mentre alla recente Parigi-Nizza ha visto svanire d’incanto tutte le possibilità di giocarsi la vittoria in classifica in una frazione priva di emozioni altimetriche ma bersagliata dal maltempo, sotto forma di pioggia e, soprattutto, vento. Ed è un’eventualità da metter in conto quella del vento in una tappa come quella di Tortona proprio per il fatto di correre in aperta pianura, lontano dal paravento delle montagne.
Questa tredicesima “fatica” inizierà ancora accompagnati dal fruscio del Tricolore e velocemente schizzerà verso la città di Parma, una delle capitali gastronomiche della nostra nazione, dove si potrà ingannare l’attesa del passaggio della corsa – i “girini” dovrebbero giungere nel primissimo pomeriggio – deliziando il palato con le prelibatezze di questa terra e gli occhi gustando i bei monumenti che offre il centro emiliano, dal Duomo alla Basilica della Steccata, dal Palazzo della Pilotta alla Camera della Badessa affrescata dal Correggio nel Monastero di San Paolo.
Lasciata la terra natale di Vittorio Adorni, la cui vittoria al Giro del 1965 fu salutata dalla Gazzetta dello Sport come “il più bel rosa dopo Coppi”, la corsa giungerà sulle strade di Fidenza, il cui edificio di maggior pregio è la cattedrale di San Donnino, costruita tra il XII e il XIII secolo lungo la Via Francigena, importantissimo itinerario di pellegrinaggi che entrava in territorio italiano al Passo del Gran San Bernardo e terminava a Roma. Rimanendo in tema, nel mezzo della pianura non lontano da Fidenza si trova l’antichissima abbazia di Chiaravalle della Colomba, fondata da San Bernardo di Chiaravalle nel 1135 sul luogo dove, racconta una leggenda, una colomba volteggiò depositando delle pagliuzze che andarono a disegnare il perimetro del futuro edificio.
Percorsi i primi 60 km, il gruppo toccherà Fiorenzuola d’Arda, cittadina avezza al ciclismo per la presenza del velodromo intitolato ad Attilio Pavesi, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932 nella cronometro individuale e in quella a squadre: dal 1998 l’impianto ospita nel mese di luglio la “Sei giorni delle Rose”, gara che lo scorso anno è stata conquistata dal futuro oro olimpico Elia Viviani in coppia con Michele Scartezzini.
Dritto come un fuso, l’ultimo tratto sulla Via Emilia porterà la corsa in quel di Piacenza, il più settentrionale capoluogo provinciale dell’Emilia-Romagna, il cui centro s’impernia attorno a Piazza dei Cavalli, così chiamata per i monumenti equestri bronzei che la adornano, realizzati tra il 1612 e il 1618 da Francesco Mochi e raffiguranti Alessandro Farnese e il figlio Ranuccio I, signori di Parma e Piacenza.
Lasciata la Via Emilia – che, superato il Po, continua la sua “corsa” in direzione di Milano – il gruppo imboccherà ora l’ex strada statale Padana Inferiore in direzione della Lombardia, dove si giungerà dopo aver percorso ancora una trentina di chilometri sul suolo emiliano, sfiorando tra gli altri il centro di Sarmato presso il quale si trova la grotta nella quale visse, secondo la tradizione cristiana, San Rocco, riparato in questo posto dopo essersi ammalato di peste e amorevolmente assistito da un cane che lo rifocillava portandogli una pagnotta trafugata dalle cucine del vicino castello.
Sul patrio suolo lombardo del Giro si percorreranno una cinquantina scarsa di chilometri, laddove la pianura lascia il posto alle colline dell’Oltrepò Pavese, dai cui vigneti è stato “spremuto” per lungo tempo lo spumante destinato alle premiazioni della corsa rosa, mentre da alcuni anni a questa parte si brinda a Prosecco di Valdobbiadene. Gli abitanti di queste terre hanno saputo abbinare il buon vino alla musica, come testimonia la produzione di fisarmoniche che è uno dei vanti della cittadina di Stradella, dov’è possibile anche visitare un museo appositamente dedicato.
Dopo Broni – dove abita da parecchi anni Evgenij Berzin, primo russo a vincere il Giro nel 1994 – il tracciato confluirà su quella della Milano-Sanremo, della quale si ricalcherà sino al traguardo di Tortona una lunga porzione dell’infinito tratto pianeggiante che conduce ai piedi del Turchino e sul quale sono protagonisti assoluti della corsa i fuggitivi della prima ora. Al contrario, a questo punto della tappa cominceranno ad avere le ore contate gli attaccanti in avanscoperta, incalzati sempre più dal gruppo che, poco più avanti, sfiorerà il centro di Montebello della Battaglia, il cui nome rammenta il combattimento che qui avvenne il 9 giugno del 1800, episodio della Guerra della Seconda Coalizione che vide contrapposti l’esercito della Prima Repubblica Francese e quello austriaco, che risulterà sconfitto: oltre al toponimo, quel sanguinoso giorno è ricordato dall’Ossario Bell’Italia, costruito sessant’anni più tardi, ristrutturato nel 2009 in vista del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e situato proprio lungo lo stradone che i corridori percorreranno in direzione di Voghera. Ultimo centro lombardo toccato prima di approdare in Piemonte, è la patria dello stereotipo della “casalinga italiana”, secondo una definizione coniata negli anni ’60 dal saggista vogherese Alberto Arbasino: pur non essendo una persona fisica reale, è paradossalmente lei la cittadina più illustre di un centro che offre ai turisti diverse architetture religiose di pregio, alle quali tira la volata per “anzianità” il Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana, chiesa romanica che nel 1956 è stata eletta edificio di rappresentanza dello specifico ordine dell’esercito italiano.
Gli ultimi 15 Km scorreranno via ancor più rapidi sulle strade del Piemonte, che accoglieranno la carovana a Pontecurone, paese natale di San Luigi Orione, il sacerdote che fu allievo di San Giovanni Bosco e che è principalmente conosciuto per aver fondato nel 1903 l’istituto della Piccola opera della Divina Provvidenza, i cui membri in suo ricordo sono detti “orionini”.
Oramai anche questa tappa è agli sgoccioli e nel giro di pochi minuti la corsa giungerà a Tortona: laddove il 2 gennaio del 1960 Fausto Coppi spiccò il suo ultimo volo, stavolta sarà un velocista a dischiudere le braccia alla vittoria.

Mauro Facoltosi

FOTOGALLERY

Il Palazzo del Comune di Reggio Emilia, al cui interno il 7 gennaio 1797 sventolò per la prima volta nella storia il Tricolore

Parma, Basilica di Santa Maria della Steccata

Fidenza, cattedrale di San Donnino

Abbazia di Chiaravalle della Colomba

Piacenza, le statue equestri di Piazza dei Cavalli

Sarmato, Castello

Stradella, Torre civica

Montebello della Battaglia, Ossario Bell’Italia

Voghera, Tempio Sacrario della Cavalleria Italiana

Tortona, il santuario di Nostra Signora della Guardia, nel quale è conservato il corpo di San Luigi Orione

Uno scorcio aereo della Pianura Padana e in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2017 (www.rerad.it)

Uno scorcio aereo della Pianura Padana e in trasparenza, l’altimetria della tredicesima tappa del Giro 2017 (www.rerad.it)